Lecco. «Le competenze   Fattore decisivo per la crescita»
Uno dei problemi che pesa sulle prospettive di sviluppo a medio termine è legato alle competenze dei lavoratori

Lecco. «Le competenze

Fattore decisivo per la crescita»

Mirco Scaccabarozzi, segretario della Cisl: «Va affrontato subito il problema del difficile incrocio tra le richieste delle aziende e quanto c’è sul mercato»

«Non solo con la pandemia: il territorio si trova ormai da tempo a fare i conti anche con lo skill mismatch. Per intercettare una crescita autentica è fondamentale colmare il gap tra le competenze richieste dalle imprese e quelle in possesso dei lavoratori. ».

L’osservazione è del segretario della Cisl Monza Brianza Lecco, Mirco Scaccabarozzi.

Il sindacalista nota che per permettere al tessuto produttivo del territorio di svilupparsi, e di agganciare la ripartenza, un ruolo decisivo sarà quello legato alle competenze. Un tasto spesso dolente per le aziende del Lecchese, che faticano nel reperire le figure tecniche di cui necessitano.

Scaccabarozzi sottolinea: «Già la Legge regionale 30/2015 qualità, innovazione ed internazionalizzazione nei sistemi di istruzione, formazione e lavoro in Lombardia, manifestava quale ambiziosa prospettiva strategica per le dinamiche formative il sistema duale, fondato su un apprendimento work based e sulla integrazione tra formazione e lavoro».

Implementare la qualificazione dei giovani, dei lavoratori e delle low skills consente il mantenimento e lo sviluppo della competitività del sistema e la diminuzione del rischio di marginalizzazione rispetto ai nuovi processi di automazione. «È però essenziale anche lo sforzo di correlare contenuti, metodi e ambienti della formazione alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro».

Come evidenziato ancora da Scaccabarozzi, a livello territoriale già l’indagine Young di gennaio sottolineava, relativamente al periodo gennaio-ottobre 2020, le difficoltà delle imprese nel trovare oltre un terzo delle figure ricercate, in particolare nell’area tecnica e della progettazione. Con un’aggiunta: per circa un terzo dei profili richiesti è stata espressamente indicata la preferenza per giovani under 30. Tuttavia, in due terzi dei casi si richiede una precedente esperienza lavorativa, che quindi sfavorisce i giovani senza esperienza. Ancora Sistema Excelsior confermava che a Lecco nel mese di gennaio, in 35 casi su 100 le imprese prevedevano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati, specie quanto a dirigenti, specialisti e tecnici.

«A questi dati se ne affiancano di altrettanto preoccupanti – ha ripreso -, ovvero l’ampliamento progressivo dello skill mismatch. In Italia ad esempio nel 2017 si attestava al 21%. Ciò conferma che la formazione non tiene il passo dell’evoluzione. Non solo mancano competenze: talora quelle che ci sono risultano già superate. In ogni caso devono essere recuperate: il Paese che affronta il problema in modo efficace ne trae benefici anche in termini di Pil. Il Boston Consulting Group parla dello skill mismatch nei termini di una vera e propria “tassa occulta”, pari nel 2018 a livello globale a circa 8 mila miliardi di dollari, il 6% del Pil, che nel 2020 ha raggiunto il 10%».

«Va tuttavia chiarito - ha concluso - che un incremento delle competenze deve accompagnarsi alla valorizzazione delle persone che fanno l’ingresso nel mercato del lavoro. Una politica aziendale di riduzione di costo a discapito della produzione di valore non è accettabile e porta alla precarizzazione delle vite dei giovani, senza migliorare produttività e competitività. Di fronte alla crisi economica ingenerata dal Covid la risposta al disallineamento delle competenze deve porsi in cima all’agenda di sviluppo dei diversi Paesi e in particolare del nostro».


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