Lecco, l’arresto del boss Coco Trovato nella notte del 31 agosto di 25 anni fa
Le insegne del locale sono state smantellate nel 2000

Lecco, l’arresto del boss Coco Trovato
nella notte del 31 agosto di 25 anni fa

Qui Lecco Libera ricorda l’anniversario: il caso ha voluto che la ricorrenza coincidesse con la remissione in libertà del figlio Emiliano

È passato un quarto di secolo da quando è stato arrestato, nel suo ristorante “Wall Street” di via Belfiore, Franco Coco Trovato, a capo di un gruppo criminale smantellato dall’omonima inchiesta condotta dall’allora pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano Armando Spataro.

A ricordare l’anniversario, che è caduto il 31 agosto, Qui Lecco Libera che, in una nota alla stampa, ha ripercorso le tappe di quell’inchiesta che ha fatto storia, sollevando il velo, per la prima volta, sul radicamento dei sodalizi mafiosi nel territorio lombardo e lecchese.

«Trovato, come scolpito nella sentenza del processo “Wall Street” divenuta definitiva nel febbraio 2002, vantava “collegamenti con le organizzazioni criminali ’ndranghetiste di riferimento, appartenenti all’area destefaniana” e legami con “le altre organizzazioni criminali operanti in Lombardia (gruppi Paviglianiti, Papalja, Crisafulli, Sergi, i catanesi dell’autoparco)” - scrive l’associazione -. Prese parte a “tutte le decisioni dell’organizzazione” criminale e divise gli “utili della società” che aveva fondato con i suoi due alleati, Pepè Flachi e Antonio Schettini. Si parla di trent’anni fa».

Quattro miliardi di lire

«Settori d’interesse: acquisizione degli esercizi commerciali (solo in “Wall Street”, in via Belfiore, Trovato investì 4 miliardi di lire), controllo di società operanti nello smaltimento di rifiuti, gestione del prestito ad usura, traffico di stupefacenti e così via. Un potere enorme che veniva esercitato con discrezione. “A Lecco - scrissero i magistrati - non fu commesso dall’associazione alcun omicidio […] il traffico di stupefacenti era tenuto a livelli non elevati”. Un collaboratore ebbe a dire che Franco aveva creato “un po’ il suo paradiso”. Se lo annoti chi confonde questa “tranquillità” con la sconfitta delle organizzazioni mafiose».

«L’attenzione a non far rumore andava a braccetto con la ricerca di alleanze con pezzi importanti della società lecchese. Accordi puntualmente raggiunti - prosegue QLL -. “Nel perseguire l’obiettivo di legittimazione sociale e di inquinamento dei meccanismi di funzionamento economico e commerciale (riconobbero i giudici) il gruppo di Coco-Trovato si servì di alcuni ‘alleati’, più o meno inconsapevoli. Oltre ai rapporti con organismi istituzionali e con rappresentanti delle forze dell’ordine […] non può sottovalutarsi il rapporto […] di generica connivenza di una parte delle forze economiche lecchesi con l’organizzazione capeggiata da Coco-Trovato».

La conclusione: «Quella sentenza è un monito e quell’arresto una data da ricordare. Trovato, che quest’anno ha compiuto 70 anni, è ancora in carcere. Ma gli anticorpi della città, come dimostrano inchieste e fatti recentissimi, nomi che ritornano, informative antimafia, amministratori locali troppo superficiali nella gestione delle relazioni, hanno bisogno di essere alimentati quotidianamente».

L’operazione Oversize

Il caso ha voluto che la ricorrenza dell’arresto di Franco Coco Trovato coincidesse con la remissione in libertà del figlio Emiliano, senza più pendenze con la giustizia dal 30 agosto, il giorno prima dell’anniversario del blitz Wall Street: era stato definitivamente condannato a 16 anni e 8 mesi nell’ambito dell’operazione Oversize.


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