Lecco. La lettera di un medico   «È dura ma non chiamateci eroi»
Medici e infermieri in prima linea negli ospedali lecchesi

Lecco. La lettera di un medico

«È dura ma non chiamateci eroi»

Il dottor Andrea Granata, cardiologo al Manzoni: «Una lotta che spero serva anche da insegnamento»

L’ha intitolata “Lettera agli italiani” ed è lo sfogo di un medico, un cardiologo, che lavora all’ospedale di Lecco ed è in prima linea contro il Covid 19. Si chiama Andrea Granata e si definisce semplicemente come «uno dei tanti impegnati in questo difficile momento ad affrontare una sfida imprevista e minacciosa che è costata al nostro paese tanti sacrifici e, purtroppo, tante vite umane».

Descrive così la situazione: «C’è lo stupore per l’ Imprevisto, la cosa fuori controllo che ti detta il ritmo delle cose da fare e che puoi solo inseguire; c’ è la tristezza e il dolore di vedere tante persone soffrire e anche morire; c’è la paura di ammalarci e di trasmettere la malattia ai nostri cari. Tuttavia, in qualche modo, siamo anche professionalmente preparati ad affrontare queste situazioni e le emozioni che ne conseguono». Granata però rifugge il titolo di “eroi” che viene dato a medici e infermieri. Per un semplice motivo: «La storia italiana è piena di eroi (Pietro Micca, Carlo Pisacane, Enrico Toti, Salvo d’ Acquisto tanto per dirne alcuni); ma a guardare bene l’eroe, al di là dell’indubbio coraggio personale e della forte ideologia, è una figura tragica che emerge in situazioni in cui rimane solo il gesto dell’estremo sacrificio, laddove tutto il resto ha fallito... Ecco allora che, quando sento in TV ricorrere spesso la parola ”eroe”, mi domando se ci si rende conto che quel paese che ha bisogno di eroi per tirare a campare non è per niente messo bene, poiché sta dando fondo alle sue risorse migliori senza nulla avere fatto per prevenire le difficoltà!» . Granata intelligentemente non dà colpe. Ma parla di “prevenzione”: «Non posso prevedere un terremoto, ma una politica di incentivi per una edilizia antisismica nelle zone a rischio è quanto di meglio posso fare».

E sul mito de «il popolo italiano dà il meglio di sé nelle difficoltà...», il medico lecchese osserva: «Ma un popolo che aspetta che la casa gli cada sulla testa per dare il meglio di sè, è davvero così furbo come pensa di essere?». Ma la domanda più straziante che Andrea Granata si pone è la seguente: «E se i soldi per “prevenire anziché curare” non ci sono? Allora sarebbe dignitoso e giusto che i politici, come ogni buon padre di famiglia farebbe, si presentassero davanti al popolo italiano dicendo la verità. Se invece qualche soldo ancora c’ è, allora possibile che gli sprechi in sanità allignino soltanto fra il personale medico ed infermieristico e mai in qualche ufficio o burocrate di troppo? Il problema del personale medico/infermieristico non è sempre dicotomico (troppo / troppo poco), talvolta è solo mal distribuito, con una medicina di base carente di risorse per gestire bene malati cronici complessi che richiedono cure sempre più assidue e continue e Pronto Soccorso sempre più affollati da una miriade di malati che cercano anche piccole cose che non trovano altrove».

E amaramente riflette: «C’è voluta una epidemia con migliaia di morti perché a qualcuno venisse in mente di creare un codice digitale da spedire con SMS per fare una ricetta elettronica spendibile in farmacia senza passare sempre dal medico curante. Se ogni buona idea deve costare 4000 morti, pagheremo assai caro il nostro futuro sviluppo». E Granata conclude con un augurio: «Spero che, almeno una volta nella storia, noi italiani ci guardiamo serenamente e consapevolmente dentro, e decidiamo cosa vogliamo fare...da grandi, abbandonando i populismi , i messaggi ”alla pancia della gente».


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