Lecco: «Io, aggredito  dentro la stazione»
L’edicolante è stato rapinato all’interno della stazione ferroviaria di Lecco

Lecco: «Io, aggredito

dentro la stazione»

La storia L’edicolante ferito da un italiano che pretendeva di farsi cambiare una moneta da 50 centesimi. «Mi chiedo se non sia il caso di garantire un presidio costante in una zona così delicata come questa»

Aggredito da uno sbandato perché non aveva moneta con cui cambiare un pezzo da 50 centesimi. E’ accaduto nel tardo pomeriggio di domenica allo storico edicolante della stazione di Lecco, che ha dovuto respingere l’attacco di un uomo, italiano, alteratosi dopo aver ricevuto una risposta negativa alla propria richiesta.

E’ accaduto dopo le 18.30, a pochi minuti di distanza dalla chiusura serale dell’esercizio commerciale che, affacciato sulla banchina del primo binario, rappresenta un punto di riferimento per tutti gli utenti del servizio ferroviario.

A raccontare l’episodio è Francesco Mosca, titolare dell’edicola e vittima, con la figlia, dell’aggressione. «Questo personaggio, che staziona stabilmente qui intorno, è entrato con la pretesa di farsi cambiare una moneta da 50 centesimi. Quando mia figlia gli ha detto che non avevamo modo di accontentarlo, ha iniziato ad alzare la voce e a picchiare la sua moneta sulla merce esposta».

Vicino a perdere il controllo, il soggetto sbattendo la mano a mo di pugno sugli accendini in vendita ha perso invece la moneta, che si è andata a infilare nei giornali disposti proprio sotto.

«A quel punto, per recuperare i suoi 50 centesimi, ha preso a lanciare ovunque i giornali, togliendoli dagli espositori e buttandoli in aria. Sono uscito da dietro il bancone per fermarlo e per tutta risposta mi ha spinto a terra».

Nella breve colluttazione e nella conseguente caduta, l’edicolante ha subito un colpo al pollice della mano sinistra, che si è gonfiato. «Quando mi sono rialzato gli ho dato un pugno, cosa che lo ha convinto ad allontanarsi, anche se pure dall’esterno del negozio continuava a rivolgersi contro di noi».

La successiva chiamata al 112 non ha però sortito gli effetti sperati. «Ho dovuto spiegare tutto al centralinista e poi, una volta smistata la chiamata, aspettare di essere richiamato per rispiegare tutto una seconda volta. Alla fine, una volta giunta l’ora di chiusura, me ne sono andato: non ho visto nessuno, né carabinieri, né polizia. Se l’aggressione fosse stata più grave, cosa sarebbe successo? Avrei fatto in tempo a morire, prima di venire soccorso. Mi chiedo se non sia il caso di garantire un presidio costante a una zona delicata come la stazione ferroviaria. Tanto più che domenica c’era in giro veramente tanta gente, tanti turisti la cui sicurezza andrebbe maggiormente garantita, così come la nostra».

Per il momento, Francesco Mosca non ha fatto denuncia. «Dovrei andare prima all’ospedale per farmi refertare la lesione al dito, ma significherebbe perdere una giornata in coda al pronto soccorso. Non so ancora se farò denuncia, ci devo pensare. Quello che è certo – ha concluso – è che servirebbe una maggior presenza delle forze dell’ordine in stazione, viste le persone che la frequentano indisturbate».


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