Lecco. Infortuni in calo  Ma sul lavoro otto morti
Un recente infortunio mortale sul lavoro,nel novembre scorso a Valgreghentino (Foto by archivio)

Lecco. Infortuni in calo

Ma sul lavoro otto morti

I dati Inail: quasi tremila le denunce nel Lecchese, rispetto allo stesso periodo del 2019 sono 500 in meno. È l’effetto coronavirus, con il crollo delle ore lavorate

È in calo il dato complessivo degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Un calo verosimilmente dovuto al crollo del numero di ore lavorate a causa dell’emergenza Covid, con settimane di chiusura di tante attività in marzo e aprile e comunque con il rallentamento generalizzato nei mesi successivi. Per la stessa ragione sono quasi dimezzate le denunce per malattie professionali, con 54 casi fra gennaio e novembre 2020 e 95 nello stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo gli ultimi dati Inail elaborati dalla Cisl di Monza e Lecco, nei primi nove mesi del 2020 le denunce di infortunio in provincia di Lecco sono state 2.942 (di cui 834 per Covid), contro le 3.417 dello stesso periodo del 2019.

Ad essere cresciuto è invece il numero di infortuni con esito mortale, passati dai 5 del 2019 agli 8 (di cui 3 per Covid) del 2020.

«A parte gli infortuni per Covid – afferma Enzo Mesagna, segretario della Cisl di Monza e Lecco e presidente del comitato consultivo provinciale Inail -, temiamo che i numeri più contenuti del 2020 siano dovuti al forte calo di ore lavorate, seppure non ci siano analisi statistiche in proposito. Dopo anni di tendenza alla diminuzione degli infortuni, negli ultimi due anni si è tornati a registrare una controtendenza con un numero di casi di nuovo in aumento. Ciò significa – aggiunge Mesagna – che da un lato dobbiamo riconsiderare nuovi aspetti legati alla sicurezza sul lavoro, dall’altro serve un nuovo impegno per far sì che le aziende considerino la sicurezza un aspetto fondamentale dell’attività lavorativa, perché troppe volte per le imprese investire in sicurezza viene visto come una dispersione di risorse e non come opportunità competitiva».

Gli infortuni “in itinere” (sul tragitto casa-lavoro e comunque negli spostamenti per lavoro) continuano ad essere un dato pesante, con 11.016 denunce in Lombardia nei primi 11 mesi del 2020 contro le 19.990 del 2019. Numerosi, fra questi, gli esiti mortali: 29 nel 2020 contro i 44 dell’anno precedente. «Il dato sugli infortuni in itinere – afferma Mesagna – è un altro aspetto che certifica come la sicurezza esca dai perimetri aziendali e perciò debba essere considerata in modo globale. È un tema che sollecitiamo spesso ma su cui è difficile intervenire».

Sull’efficacia che hanno i corsi di formazione continua obbligatori sulla sicurezza sul posto di lavoro Mesagna sottolinea che “quello che si impara spesso sconta poi un’attività giornaliera in azienda in cui le necessità operative legate, ad esempio, al rendere più rapide certe azioni per ragioni di fretta o altro mettono davvero in gioco la sicurezza. A volte – aggiunge – il rispetto di certe misure di sicurezza limita la potenzialità di una macchina, è un tema su cui a livello sindacale ci capita di scontrarci con le aziende. Un infortunio grave sul lavoro rischia di condizionare la vita in famiglia e comporta anche costi collettivi di lungo periodo. Il lavoro di prevenzione va sicuramente potenziato, e questa fase difficile a causa del Covid non aiuta. Serve comunque – conclude Mesagna – una sensibilizzazione più profonda sul tema, un cambio di visione che inizi nelle famiglie e anche nei primi livelli scolastici”.


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