Lecco, in Technoprobe  La ricetta per lo smart working
La Technoprobe è l’azienda della famiglia Crippa, leader planetaria nella produzione di probe card

Lecco, in Technoprobe

La ricetta per lo smart working

L’azienda sta rendendo strutturale la presenza di 270 persone al lavoro da remoto: «Da marzo ’20 non sono più rientrati cento progettisti»

«Anche nello smart working avere un piano fa la differenza». Così Livio Lamparelli, direttore delle risorse umane in Technoprobe, sintetizza l’esito di mesi e mesi di investimento in un progetto di lavoro agile per il quale l’azienda della famiglia Crippa, leader planetaria nella produzione di probe card, oggi rende strutturale la presenza di 270 persone al lavoro da remoto su un organico di 980 dipendenti, di cui 530 operai e tecnici che evidentemente devono lavorare in sede.

Il risultato ottenuto da Technoprobe è una risposta indiretta a quanto emerge dalla ricerca sul lavoro agile realizzata dalla Fondazione dei consulenti del lavoro da cui emergono i vantaggi ma anche le diverse difficoltà che in Italia ostacolano la messa in campo dello smart working.

L’emergenza Covid ha perlopiù messo i lavoratori a lavorare a casa con mezzi propri (computer e connessioni), con buona pace dei problemi di sicurezza per sé e per i dati aziendali, della salute legata all’utilizzo di tavoli, sedie, illuminazioni poco idonei, della coesione dei team di lavoro, del diritto alla disconnessione.

Tutti problemi evitabili, come ci dice anche il presidente lecchese dei Consulenti del Lavoro, Matteo Dell’Era, purché ci si costruisca intorno un progetto di visione del lavoro in base al risultato e non alle ore passate alla scrivania.

«Prima di tutto - fa presente Lamparelli - abbiamo definito le funzioni da poter mettere in lavoro agile, testandone gradualmente l’applicazione a partire dai nostri 100 progettisti che da marzo 2020 non sono più rientrati in azienda. Ci siamo allineati con il responsabile del team per capire come poter continuare così anche dopo la pandemia e la soluzione sta nel fare 1 o 2 giorni in azienda e 4 o 5 da remoto. In azienda abbiamo creato ambienti con scrivanie condivise per le presenze a rotazione. I responsabili del team con procedura informatica definiscono le presenze in funzione di una percentuale concordata».

Risultato: 40 scrivanie per 100 addetti, più tutte le sedie, i tavoli, 150 router, oltre a «computer sufficientemente potenti e una linea di connessione adeguatamente veloce» forniti a chi lavora da casa.

«A seconda dei dipartimenti aziendali - aggiunge Lamparelli - abbiamo dal 50 al 100% di lavoratori in smart working».

«Non è stato facile - sottolinea - perché il progetto aziendale è stato costruito ascoltando e accogliendo al massimo le diverse esigenze espresse dai lavoratori. Così come abbiamo fatto di recente, assecondando diverse richieste di lavoratori che ritrovandosi improvvisamente con figli in didattica a distanza ci hanno chiesto di lavorare per qualche settimana da casa».

Fra risposte all’emergenza e costruzione di un progetto di lungo periodo, il bello in Technoprobe deve ancora venire, perché quel che conta è sì continuare a garantire produttività (incrementata, visto che nell’ultimo anno il fatturato segna un +50 per cento), ma soprattutto fidelizzare sempre più i lavoratori all’azienda. Perciò ora si è messo al lavoro un team a cui partecipano anche Stefano Lazzari (responsabile dell’organizzazione di funzioni e ruoli) e Paolo Cavallotti (responsabile comunicazione) «per organizzare un sistema di comunicazione sistematica che coinvolga al massimo nelle dinamiche aziendali il personale che lavora da casa».


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