Lecco, il sindaco Brivio vieta la città ai clochard
Il giaciglio di un clochard all’ingresso del Teatro della Società

Lecco, il sindaco Brivio
vieta la città ai clochard

Il caso Un’ordinanza proibisce di lasciare materassi o coperte sul suolo pubblico, altrimenti verranno gettati via. No comment imbarazzato del primo cittadino. Toccherà alla polizia locale “sfrattare” chi dorme in luoghi pubblici. La sinistra attacca: «Invece di eliminare la miseria fanno la guerra ai poveri»

Piazza Affari, il Teatro della Società, la zona mercatale della Piccola e l’area intorno a Palazzo Paure. Sarebbero questi i casi più emblematici che hanno spinto l’altro ieri il sindaco di Lecco Virginio Brivio a emanare un’ordinanza che non ha precedenti in città.

Di fatto, il documento è diretta emanazione del decreto legge dell’allora ministro Marco Minniti (quello del daspo urbano, per intenderci). L’ordine, almeno sulla carta, è perentorio: vietati accattonaggi e dormite (o permanenze diurne) tra cartoni e coperte. L’ordinanza punta infatti il dito sul divieto assoluto di depositare o abbandonare su aree pubbliche «oggetti atti a costituire giacigli, sedute o ripari», citando espressamente materassi, cartoni, coperte, scatoloni e indumenti. Insomma tutto ciò che ha comunque a che fare con clochard o situazioni borderline di accattonaggio e ricovero. In caso di trasgressione, si parla di multe da 25 a 250 euro, raddoppio in caso di recidiva e obbligo di ripristino dello stato originario dei luoghi in questione. Di far fagotto, insomma. In più, «gli oggetti rinvenuti o abbandonati non riconducibili ad alcun proprietario verranno rimossi e avviati ai centri di smaltimento».

Netturbini al lavoro

A occuparsene saranno quindi i netturbini, mentre la Polizia locale si limiterà a custodire eventuali documenti o oggetti strettamente personali. Un vero e proprio giro di vite, quindi, (sempre che alle parole facciano seguito anche i relativi controlli) che imprime senza dubbio la domanda: da dove nasce l’esigenza immediata dell’ordinanza? Il sindaco Brivio, dal canto suo, minimizza e si limita a confermare che l’attenzione è suoi luoghi e non c’è nessun tipo di intenzione persecutoria nei confronti delle persone. La Giunta, a quanto sembra, ragionava da tempo su un’opzione simile. Del resto, anche in consiglio comunale non erano mai mancati gli strali dell’opposizione (soprattutto leghista) relativamente alle presenze indesiderate ai margini di Palazzo Paure e del Teatro Sociale. Ciononostante, era sempre parso scontato che le situazioni in questione (ampiamente conosciute dai cittadini lecchesi) sarebbero defluite poi nell’alveo di un’attenzione di carattere sociale. E invece, l’altro ieri, la mossa a sorpresa. L’ordinanza traccia nero su bianco, tra le motivazioni generali, il malcontento e le segnalazioni di «tanti cittadini su casi di occupazione temporanea di aree pubbliche, riscontrati in diversi punti della città anche dalla polizia locale». Occupazioni che, pur temporanee, «costituiscono un pregiudizio alle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti, del decoro e della vivibilità urbana, generando disagio nella collettività».

Si comincia subito

L’ordinanza è immediatamente applicabile. Sarà quindi interessante capire, nei prossimi giorni, le istruzioni vere e proprie che riceverà la Polizia locale durante i servizi di pattugliamento del centro città. Non è infatti un mistero in quali punti del centro città si verifichino puntualmente situazioni analoghe a quelle elencate nel documento sindacale. Un mistero, casomai, è capire cosa accadrà al drappello di persone che incarna le situazioni genericamente individuate dalla norma.


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