Lecco. Il settore dell’arredo
fatica a trovare i tecnici

A livello nazionale ne servono 45mila, in Brianza domanda delle imprese sempre altissima - Brenna (Enaip): «I nostri diplomati tutti occupabili»

Lecco. Il settore dell’arredo fatica a trovare i tecnici
Un’attività in laboratorio nel Centro di formazione professionale di Enaip

Per ogni nuovo diplomato nel settore legno arredo ci sono in media quattro posizioni aperte nel distretto della Brianza: una eccezionale possibilità di scelta per i giovani e, vista dalla parte delle aziende, una carenza cronica di personale sul quale investire. 
Nel breve termine, entro il 2026, alla filiera fiore all’occhiello del Made in Italy serviranno 45mila figure professionali, secondo le stime di Federlegno Arredo.

Una buona notizia, solo che non si trovano ora e difficilmente nel prossimo futuro. Non si riescono a formare perché sono troppo pochi i ragazzi che scelgono le scuole dedicate al distretto.

Al Polo formativo LegnoArredo Fondazione Its Rosario Messina a Lentate sul Seveso la richiesta di inserimento è di circa cinque volte superiore rispetto ai ragazzi che escono dai diversi cicli di studio.

Altissimo anche il numero di richieste, giornaliere, che riceve Enaip sede di Cantù.

«È un dato molto particolare, storico per le dimensioni che ha assunto negli ultimi due anni quando la ricerca da parte delle aziende si è accentuata in modo importante - commenta Ilenia Brenna direttrice Enaip Como e Cantù - i ragazzi che escono da percorsi tecnici sono tutti occupabili, poi c’è anche chi sceglie di proseguire gli studi o chi cambia idea, ma le offerte di occupazione delle aziende rispetto all’utenza sono sensibilmente maggiori e provengono da tutto il manifatturiero». Il primo dato è che pochi studenti scelgono questo tipo di settori rispetto alle richieste del mondo del lavoro.

Non poter far fronte con personale dedicato e competente alle commesse di clienti internazionali di alto livello, come sono quelli delle aziende del legno canturine e brianzole, mette a rischio ordini che potrebbero trovare risposta in altri mercati e non tornare.

Manca l’attrazione verso settori e mestieri che nell’immaginario sono legati alla manualità ma che oggi si muovono su competenze e tecnologie di fatto sconosciute. «Le figure in assoluto più richieste nel settore legno sono i tecnici per macchine a controllo numerico - spiega Brenna - sono figure che hanno competenze informatiche, di disegno tecnico e matematica che i percorsi duali in azienda completano. Quando nell’ufficio tecnico delle aziende dell’arredo arrivano gli schizzi degli architetti bisogna saper trasformare l’idea progettuale nell’applicazione tecnica, capirne la fattibilità e infine tradurre il disegno perché sia compreso dalla macchina. Ma in generale si ricerca nei giovani una forte propensione verso il mondo digitale che permetta di imparare a gestire i macchinari ad alto contenuto tecnologico che realizzano il prodotto».

Anche questo è un elemento trasversale a tutto il manifatturiero, il linguaggio si è fatto digitale, la manualità sta progressivamente scomparendo, con poche eccezioni che la rendono preziosissima. «Sempre nel legno mancano anche altre figure, come gli operatori che trattano imbottiti e le cucitrici capaci di gestire il tessuto - continua Ilenia Brenna - è la parte più artigianale ma non abbiamo un’utenza che risponda con interesse alla proposta di percorsi formativi dedicati» che ancora non esistono.

Nei prossimi anni la distanza tra domanda e offerta è destinata ad aggravarsi «bisogna ripartire dai ragazzi, attrarli spiegando quanto il settore manifatturiero, nella nostra zona in particolare, sia affascinante, trainante. Esporta per il 90% e la produzione è ad altissimo livello, ci si rivolge a un mondo di grande appeal» conclude Brenna.

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