Lecco. Il Libero pensiero

chiede un aiuto per ripartire

La cooperativa chiede un sostegno economico per superare la crisi causata dal Covid

Lecco. Il Libero pensiero chiede un aiuto per ripartire
Il Circolo Libero pensiero chiede un sostegno per proseguire l’attività

La situazione del Circolo Libero pensiero è grave, tanto che dai social dell’attività si leva una richiesta di aiuto.

«Abbiamo aperto una raccolta fondi: chiunque tenga alla sopravvivenza del circolo ci aiuti». Un allarme di massimo grado insomma, spiegato con «la totale sospensione delle consuete attività musicali e della ristorazione che ha abbattuto le nostre entrate». Entrate in seguito «azzerate con la doppia disdetta dei due affitti a terzi (in cantina Red, e la parte segreteria Pd) che ci garantivano di respirare coprendo le varie spese fisse. Inutile girarci intorno, per scongiurare la peggiore delle ipotesi e riaprire in sicurezza abbiamo bisogno del sostegno di tutti voi, per questo abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi dalla piattaforma Produzioni dal basso».

Il circolo cooperativo di Rancio ha circa settant’anni di storia ed è stato a lungo la culla dell’identità culturale della sinistra locale. Negli ultimi decenni, inoltre, la galassia musicale e aggregativa giovanile ne ha tratto il suo luogo di elezione. Fin qui, le note liete. È evidente però che l’anno di stop totale subito a causa del Covid, ha reso ancor più complessa una situazione già non idilliaca.

Il circolo Arci Red ha comunicato nei mesi scorsi l’abbandono dei locali di via Calloni, e lo stesso si era poi apprestato a fare anche il Pd. Situazione quest’ultima che non sarebbe vissuta, stando alle voci di corridoio, in modo sereno dalle due parti. Dal 2016 il partito aveva infatti direttamente preso in affitto alcuni locali del Circolo per farne la propria sede cittadina, traslocando da via Parini. Oggi, la situazione è capovolta. Fuoriusciti Arci e Pd, la ricerca si era mossa nel senso di rivitalizzare l’esperienza bar e soprattutto di coinvolgere partner legati al Terzo settore cittadino e attualmente sprovvisti di sede o locali di rappresentanza.

Una missione molto complessa che al momento fatica a decollare. «Abbiamo deciso con coraggio di avviare diversi progetti di riqualificazione degli spazi, adeguandoli alle nuove esigenze – è la nota del Libero - Purtroppo, la forzata inattività non ci ha permesso di reperire le risorse per terminare la messa in sicurezza dello spazio bar e l’abbattimento di barriere architettoniche ancora presenti. Questo è un appello a soci e amici perché ciò non accada, perché si possa continuare una storia che ci vede impegnati da più di 100 anni nel panorama sociale lecchese».

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