Lecco. Il 70% dei contratti
è frutto di dimissioni

I consulenti del lavoro: «Molti i dipendenti che lasciano per trovare sistemazione migliore» - Chi voleva cambiare posto ha atteso la ripresa per farlo

Lecco. Il 70% dei contratti è frutto di dimissioni
Molti i passaggi diretti da un’azienda all’altra, senza necessità di passare dal centro per l’impiego

Nel mese di dicembre 2021 in provincia di Lecco si sono registrati 2.242 avviamenti al lavoro e 4.875 cessazioni, (-2.633 unità). Rispetto a dicembre 2020 gli avviamenti segnano un +34%, a fronte di un forte aumento delle cessazioni che crescono del 40% su dicembre 2020 e del 34% sul dicembre 2019 pre-pandemia. Una tendenza a maggiori cessazioni che ha a che vedere con la forte prevalenza dei contratti a termine per un totale di 1.454 avviamenti, pari al 64,9% del totale, rispetto a quelli a tempo indeterminato (788, il 35,1% del totale).

Non ci sono dati su quanto nelle cessazioni incidano le dimissioni volontarie, che in altri mercati del lavoro segnano con veri e propri abbandoni una nuova tendenza alla ricerca di un miglior equilibrio fra vita e lavoro, ma le stime dei Consulenti del lavoro spiegano che a Lecco chi ha il lavoro se lo tiene e al massimo lo lascia per cercarne uno migliore.

«Il 70% delle assunzioni da parte di aziende mie clienti della provincia di Lecco negli ultimi tempi ha riguardato personale che si è dimesso da altri posti di lavoro, e direi che questo è un segnale, per quanto parziale, del fatto che la maggior parte delle dimissioni sul nostro territorio è in funzione della ricerca di situazioni che rispondono a nuove aspirazioni personali e non a un abbandono del lavoro».

Per il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Lecco, Matteo Dell’Era, sul territorio non è in atto non è in atto quella “great resignation” americana che nel 2021 oltreoceano ha dato corso ad abbandoni spesso anche definitivi del posto di lavoro per cambiare vita. Ma a livello nazionale, il monitoraggio è in corso a partire dai dati diffusi dal ministero del Lavoro sulla base delle comunicazioni obbligatorie, che mostrano come nei primi 9 mesi del 2021 oltre 1,3 milioni di persone si siano licenziate superando abbondantemente i livelli pre Covid.

Fra gli studi anche quello della Fondazione Studi consulenti del lavoro che sulla base dei dati ufficiali ricorda come nei primi 9 mesi del 2021 in Italia rispetto al 2019 le dimissioni siano aumentate del 6,3%, arrivando a rappresentare il 71% (nel 2017 erano il 55,7%) del totale delle cessazioni derivanti da richiesta del lavoratore, mentre le cessazioni promosse dal datore di lavoro sono state il 29% (erano il 44,3% nel 2017).

In Italia l’abbandono è ancora circoscritto «ma rappresenta un fenomeno da guardare con attenzione in un mercato del lavoro rigido, dove la mobilità occupazionale è fortemente penalizzata dalla bassa dinamicità salariale e dalla scarsità di opportunità professionali», spiegano i consulenti del lavoro.

Tra primo e terzo trimestre del 2021, le cessazioni volontarie da 352mila diventano 524mila. Diverse le ragioni delle dimissioni: ci sono la ripresa e l’accelerazione di alcuni settori, soprattutto l’edilizia, «unite alla crescente difficoltà di reperimento di figure professionali specialistiche - afferma Dell’Era - anche a Lecco stanno alimentando la concorrenza sul mercato del lavoro, stimolando mobilità dell’offerta».

Ma a spingere le dimissioni c’è anche la crisi e il peggioramento delle condizioni di lavoro, insieme alla scelta di lavoro autonomo e alla crescita del lavoro irregolare. E c’è anche un «effetto di recupero rispetto a un 2020 - afferma Dell’Era - di flessione importante nelle dimissioni: chi era intenzionato a cambiare posto ha atteso la ripresa per farlo».

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