Lecco. Grotta della val Calolden   trasformata in una discarica
L’accesso alla grotta invaso da rifiuti di ogni tipo

Lecco. Grotta della val Calolden

trasformata in una discarica

A lato del sentiero che porta ai Resinelli uno spettacolo di maleducazione

Ci risiamo. Ancora una volta rifiuti, ancora una volta nella natura lecchese, ancora una volta a due passi da un’area che dovrebbe incorniciare un boom turistico e paga invece il prezzo di un’intollerabile inciviltà e maleducazione.

È quanto accade poco al di sotto dei Piani Resinelli, quasi al termine del sentiero 2 della Val Calolden che muove i passi dalla parte alta di Laorca e dal Ponte della Gallina. Di lì, da via Pacinotti, un tratto in sterrato dà accesso al sentiero che segue e scavalca qua e là il torrente Calolden, su fino ai Resinelli (di fatto era l’antico tracciato da Lecco prima che arrivassero i tornanti da Ballabio), al piazzale delle Miniere e al Rifugio Sel. Ed è proprio a cinque minuti dal traguardo che, oltre un boschetto e a lato del tracciato dell’antica strada ferrata, si intravede l’apertura di una grotta.

Nulla di strano di per sé, considerando che l’area presenta ancora i vecchi accessi alle miniere, se non fosse che lo scenario che si apre all’ingresso è desolante. Pezzi di vecchie stufe, taniche, bottiglie, lattine, sacchi e tele di plastica, reti metalliche: tutto tranne quello che dovrebbe trovarsi in un ambiente naturale. Un’inciviltà che, evidentemente, si è stratificata in tempi più o meno recenti: un’archeologia di stupidità e incuria che prosegue tutt’oggi. A pagarne il prezzo è, come sempre, il grado di bellezza dei nostri sentieri, l’immagine di aree boschive che si trovano invece ad essere discariche a cielo aperto (o chiuso, in questo caso). Un problema che ormai si moltiplica in diverse aree della città. Solo poche settimane fa, dalle colonne del giornale, era stato lanciato il grido di allarme per l’abbandono di rifiuti (non solo cartacce, ma elettrodomestici e arredi) in molti angoli dei quartieri lecchesi, da via Quarto al parco Addio monti, dal ponte sul Gerenzone in viale Turati alla Malpensata. Senza parlare poi di Montalbano o del tratto finale di Via Paradiso, mete ancora più “vissute” in questi mesi di restrizioni per sfuggire ai controlli.

In fondo la stessa motivazione che aveva portato il prato sotto l’acquedotto di via Rovinata ad essere invaso a bottiglie di birra e prosecco, sigarette spente, accendini, lattine e molto spesso pezzi di vetri rotti.


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