Lecco, gioielliere picchiato  «Pene severe, non pistole»
I rilievi della Polizia scientifica della Questura cittadina dopo la rapina del 30 marzo 2013 a Pescarenico

Lecco, gioielliere picchiato

«Pene severe, non pistole»

Legittima difesa Parla il commerciante di Pescarenico che venne malmenato dai banditi «Sono d’accordo sul fatto che il negoziante non debba risarcire i danni, ma la questione armi non è la risposta»

«La legge è giusta in termini di principio, ma ancora meglio sarebbe inasprire le pene». In un momento in cui tutti dicono la loro sulla legittima difesa, il gioielliere lecchese Mauro Pozzoni rappresenta probabilmente un teste di maggior valore.

Lui la rapina l’ha subita, è stato aggredito, ma a distanza di sei anni da quell’evento, abbozza un sorriso e ammette: «Sono un tipo pacifico, di pistole non ne ho. E anche ad averla, se ripenso a quel momento di sei anni fa, non sono per nulla certo che sarei riuscito anche solo a prenderla in mano».

In effetti, in quel pomeriggio del 30 marzo 2013, Pozzoni aveva appena fatto in tempo a rendersi conto dell’accaduto. Quattro uomini erano entrati nel suo negozio a Pescarenico, in corso Martiri. Due di loro si erano finti interessati già in mattinata ad un anello, altri due li avevano accompagnati nel pomeriggio. In un amen si era ritrovato per terra, lo avevano legato, minacciato con un coltello e malmenato.

Le botte e la fuga

Se l’erano poi data a gambe, senza riuscire a mettere le mani sull’incasso. Pozzoni se l’era cavata con quattro costole rotte e una degenza di qualche giorno all’ospedale di Lecco prima di ricominciare l’attività in negozio.

Oggi che la legge sulla legittima difesa è cosa fatta, cosa ne pensa? «Beh, in termini generali mi pare una cosa importante - riflette il gioielliere lecchese -. Diciamo che eviterebbe la possibilità che oltre al danno arrivi anche la beffa. Vale a dire che oltre a subire un tentativo di rapina, il soggetto in questione si prenda anche la richiesta danni del malvivente».

«Il problema c’è, è reale»

In termini assoluti, però, Pozzoni non cambia idea: le armi non solo la soluzione. Almeno per chi non sa maneggiarle, e si trova comunque di fronte a gente senza scrupoli. «Sono un tipo pacifico, non ho un’arma al momento. Se ci ho pensato? Certo, ma un’arma è un’arma. A non averla si è sicuri che danni non ne si fa no? Oltretutto, se ripenso a quel momento di sei anni fa, mi sono ritrovato in terra senza neanche avere il tempo di riflettere. Non riesco a ricordare un istante in cui avrei avuto il tempo di prendere in mano un’arma».

Insomma, le armi non sono sempre la gran soluzione che sembrano essere. Pozzoni, ad ogni modo, si scaglia «contro tutto quello che si sente oggi, contro i malviventi che entrano nelle case, picchiano anziani, donne, uomini».

Come dire, il problema c’è ed è reale. Ma la soluzione probabilmente non è solo la legittima difesa. «È necessario inasprire le pene, trovare i modi per rimpatriare gli stranieri che delinquono e tenere in prigione gli italiani che si macchiano degli stessi reati. Altrimenti non ne usciamo. Dopodichè – conclude Pozzoni - sì, è vero che se qualcuno reagisce non può essere perseguibile alla stregua del malvivente che ti entra in casa o nel negozio».


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