Lecco. «Essenziali contro i contagi  Ma i medici del lavoro sono pochi»
Maurizio Oreggia (Fiom): «Nella nostra Regione ci sono in servizio esattamente 1.207 medici del lavoro, ogni singolo medico ha in capo centinaia di imprese»

Lecco. «Essenziali contro i contagi

Ma i medici del lavoro sono pochi»

La denuncia .Maurizio Oreggia, segretario Fiom: «Sono 1.207 in tutta la regione: come fanno? Va controllata la situazione di una miriade di ditte ma ognuno di loro ne ha in carico centinaia»

C’è un ruolo fondamentale, nella percorso appena intrapreso per portare il Paese e l’economia fuori da questa crisi, cui dovrebbe essere dedicata maggiore attenzione. È quello del medico del lavoro, che in Lombardia non è presente in numero sufficiente a seguire in modo adeguato tutta la moltitudine di aziende grandi, medie e piccole che caratterizzano il tessuto economico territoriale.

È il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Oreggia, a evidenziarlo, partendo dal loro numero complessivo. «Nella nostra Regione ci sono in servizio 1.207 medici del lavoro. Si tratta di una figura centrale, nel protocollo sulla sicurezza approvato a livello nazionale come pure nella circolare emanata dal ministero della Salute. Numeri alla mano, questo dato sta a significare che ogni singolo medico ha in capo centinaia di aziende. Come può essere garantita la necessaria presenza del personale sanitario sul posto di lavoro, in questa situazione?».

Il tema è delicato e riguarda e non soltanto il metalmeccanico. «Questa vicenda mi preoccupa parecchio e ritengo sia il caso che venga portata all’attenzione generale. Quando parliamo di fase 2 parliamo di un passaggio cruciale, specialmente per la salute delle persone. Serve quindi che venga garantito il necessario controllo nei luoghi di lavoro. Ma se i medici mancano, questo controllo non può essere garantito».

La critica di Oreggia è rivolta al sistema, ma anche ai singoli professionisti, che dovrebbero rinunciare in caso di raggiungimento di numeri troppo elevati. «Quei medici sono retribuiti in proporzione al numero di aziende che sulla carta seguono. Ma se mi affidano centinaia di imprese da seguire devo avere il senso di responsabilità necessario a dire che non sono in grado di farlo in modo sufficientemente qualitativo. Questo è un tema che riguarda tutti, non solo il metalmeccanico, dove abbiamo aziende che hanno fatto fatica, e magari continuano a farla, nel reperire un medico competente. In assenza di una figura di questo genere chi valuta se un lavoratore è a rischio o meno? Tanto più che a livello normativo il medico è obbligato a effettuare visite mediche preventive, periodiche e su richiesta del lavoratore».

Sul tavolo, in questo periodo, ci sono soprattutto le situazioni di quei dipendenti che hanno avuto sintomi riconducibili al Covid-19 ma che, in assenza di tampone, non hanno alcuna certezza in merito. «Alcune di queste situazioni si potrebbero magari risolvere con la visita del medico del lavoro. Ma come possono essere garantite, queste visite, se a fronte di centinaia di migliaia di aziende ci sono poco più di 1.200 professionisti? È necessario risolvere questo aspetto – ha concluso Oreggia – perché è tutt’altro che secondario nel garantire la salute e la sicurezza di tutti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA