Lecco e Como di nuovo insieme

«Subito una cabina di regia»

Camera di commercio, l’ex parlamentare Gianfranco Aliverti sulla riunificazione degli enti: «Siano di riferimento le azioni svolte in passato sulla “36” e sui poli territoriali del Politecnico»

Lecco e Como di nuovo insieme «Subito una cabina di regia»
I due presidenti delle Camere lariane: Daniele Riva e Ambrogio Taborelli

Como e Lecco di nuovo insieme ma quanto i due territori beneficeranno dell’aggregazione delle Camere di Commercio? Sarà davvero un buon affare per entrambi?

«Più che di fusione o di accorpamento, come prevede l’attuale testo di legge, parlerei di riunificazione - dice Gianfranco Aliverti, ex parlamentare a suo tempo protagonista nell’attività legislativa da cui sortì l’attuale sistema camerale - la Camera di Commercio di Lecco fu la conseguenza dell’istituzione della nuova provincia e non per una rivendicazione di autonomia che non è mai esistita. Ne è prova che uno dei presidenti della Camera di Commercio di Como fu il lecchese Vico Valassi.

L’economia dei due territori non può che considerarsi in termini di complementarietà e quindi l’autonomia funzionale che svolgono non può che ricadere favorevolmente nelle” funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese”, come recita la legge ma che nel territorio lariano ha sempre avuto una particolare accentuazione. Ne sono la riprova realizzazioni che anche per il forte impulso dell’azione camerale, cito la “36”, ma potrei elencarne altre a cominciare dai poli territoriali del Politenico di Milano che anche se con alterna fortuna (soprattutto per Como) sono stati esemplari per l’iniziativa e le sinergie con le imprese del territorio».

L’aggregazione è anche il momento ideale per tirare le somme rispetto al percorso istituzionale varato più di vent’anni fa: «Occorre ricordare che il sistema camerale originato dalla legge 580 del 1993, oltre aver istituito il Registro delle Imprese la cui realizzazione è avvenuta 50 anni dopo il Codice, si fonda su due elementi essenziali, la composizione degli organi attraverso le rappresentanze categoriali e l’autofinanziamento rappresentato principalmente dal diritto annuale - dice Aliverti -. Si è trattato di innovazioni non marginali e soprattutto intenzionate a valorizzare l’apporto delle imprenditorialità locali che attraverso dirigenze qualificate apportassero quell’impulso creativo che portasse il sistema camerale a sintetizzare le economie locali. Non sempre però il quadro è risultato lusinghiero e soprattutto ha fornito il pretesto ad alcune modifiche come quello degli accorpamenti tra Camere di Commercio scarsamente rappresentative (ben 38 Camere di Commercio avevano un numero di imprese inferiore a 40) o comunque non adeguatamente funzionali al sostegno di economie spesso precarie. Anche la situazione delle province, la cui tanto decantata riforma è rimasta a metà strada, non ha favorito l’assetto del sistema camerale che, se si fa eccezione per le regioni nelle quali le imprese hanno sempre costituito il fulcro delle istituzioni (Camere comprese), si sono dovute registrare anomalie funzionali che hanno precarizzato la funzionalità degli organi rappresentativi».

In un contesto di questo genere spicca l’aggregazione varata dalle due province lariane: «La lungimiranza dei dirigenti delle due Camere di Como e Lecco hanno celermente favorito la riunificazione - conclude l’ex parlamentare -. È auspicabile che quanto prima si insedino gli organi di governo e si imposti una programmazione che porti la nuova Camera a costituire una cabina di regia per far sì che i compiti e le funzioni siano svolte con quella efficienza richiesta da una società dinamica come quella odierna».

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