Lecco. «Dazi: si teme   la guerra commerciale»

Lecco. «Dazi: si teme

la guerra commerciale»

In Confindustria, le imprese hanno incontrato il sottosegretario Scalfarotto e il deputato Fragomeli: «Servono politiche antidumping, ma scardinare il libero scambio internazionale non è una cosa positiva»

I dazi introdotti da Trump fanno paura. Chi ha investito anche (o proprio) nell’ottica di potenziare l’export e i propri rapporti commerciali con il mercato statunitense, è preoccupato e non lo nasconde.

Non lo ha fatto – chi era presente – nemmeno in occasione dell’incontro con il sottosegretario uscente allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto (Pd). Del resto, il faccia a faccia ristretto organizzato in Confindustria aveva proprio questo, quale tema centrale: dazi e politiche antidumping.

L’appuntamento, il cui regista è stato il deputato dem Gian Mario Fragomeli, rientrava nella campagna di ascolto promossa appunto sul tema dei dazi su metalli (acciaio e alluminio in particolare), che ha assunto note ancora più destabilizzanti sulla scia della voce di un possibile interessamento dell’automotive. Evidentemente, è un comparto che ha un peso importante anche nel Lecchese, dove gli sviluppi si seguono con molta attenzione. L’opportunità di un confronto con Scalfarotto, quindi, è stata colta con interesse.

«Oggi applichi dazi per colpire quel determinato settore, ma non capisci che questa azione ha un rovescio della medaglia – ha commentato Fragomeli - Si avvantaggiano le imprese domestiche che si occupano di acciaio e alluminio, ma si danneggiano i prodotti intermedi e i rapporti tra gli Stati. Quindi, non è detto che i riflessi siano effettivamente positivi per la bilancia commerciale. Anche perché magari il ferro e gli altri metalli negli Stati Uniti costano di più».

È, questo, uno dei passaggi che hanno tenuto banco durante l’incontro: intervenire sul libero scambio è pericoloso perché non tiene conto di tutte le sfaccettature. In Italia, questa partita è seguita con grande interesse ed apprensione. Durante la crisi dalla quale il Paese sta finalmente uscendo è stato proprio l’export a fare la differenza. Il Made in Italy ha infatti permesso a tante aziende di superare anche agevolmente la difficile congiuntura economica. Ora, però, il rischio di un domino è forte, tanto che si parla di guerra commerciale mondiale .

«Le aziende sono preoccupate che a fronte dei dazi Usa ci siano altri Paesi pronti ad attuare ritorsioni. Si teme di rimanere nel “sandwich” tra Cina e Usa, perché se i cinesi non vendessero più metalli agli Stati Uniti magari invaderebbero i mercati europei o prenderanno forma altre dinamiche altrettanto dannose per noi. Nessuno nega il fatto che servano politiche antidumping, ma scardinare il sistema del libero scambio internazionale e incidere sui rapporti bilaterali non è una cosa positiva», ha aggiunto Fragomeli.

A Scalfarotto, gli imprenditori presenti hanno chiesto quali siano le azioni che Italia ed Europa stanno preparando, anche in funzione della situazione legata all’Iran. In questi anni, anche in funzione di Industria 4.0, tante aziende hanno investito ed oggi si rischiano pesanti conseguenze.

«Anche se non siamo più in maggioranza – hanno risposto Scalfarotto e Fragomeli – con gli europarlamentari e gli organi di governo Ue ci faremo portavoce della vostra preoccupazione. Non si può pensare di andare verso una deriva di barriere, perché rallentano la crescita».

Durante il confronto è emerso anche il tema della reciprocità: servono regole uguali sia per l’import che per l’export con determinati Paesi e in riferimento in particolare alla Cina.

«Nel 2016 chi ha bloccato in Europa il fatto che la Cina diventasse uno Stato di libero mercato siamo stati solo noi italiani – ha aggiunto il sottosegretario Scalfarotto, che ha ricordato di aver svolto in questi due anni 46 missioni in 29 Paesi, riscoprendo quanto l’industria italiana è apprezzata nel Mondo - Abbiamo un po’ frenato quello che poteva diventare pericoloso, con l’eventuale dumping su alcuni settori».


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