Lecco. Da Tienanmen a Hong Kong  Una vita contro il regime cinese
Lee Cheuk Yan fra l’interprete (a sinistra) e Leone Grotti (Foto by menegazzo)

Lecco. Da Tienanmen a Hong Kong

Una vita contro il regime cinese

Lee Cheuk Yan ha raccontato le sue battaglie ai liceali: «Stateci vicini. Non vogliamo che siano i dittatori a scrivere la storia»

«Non vogliamo che siano i dittatori a scrivere la storia dell’umanità».

Queste parole sintetizzano perfettamente la testimonianza che Lee Cheuk Yan ha portato ieri mattina a tanti studenti delle nostre scuole superiori.

Testimone d’eccezione di quanto accadde 30 anni fa a Piazza Tienanmen a Pechino, Cheuk Yan è stato l’ospite d’onore dell’incontro “La libertà è la mia patria. Da Piazza Tienanmen a Hong Kong”, svoltosi in Camera di Commercio ed organizzato dal liceo Leopardi in collaborazione con la rivista “Tempi”, il Centro culturale “Alessandro Manzoni” e l’associazione culturale Esserci.

Affiancato dalla preside del liceo Leopardi Paola Perossi e dal giornalista Leone Grotti, Cheuk Yan ha raccontato la sua esperienza pluridecennale contro la repressione cinese.

Entrato nel movimento che lottava per i diritti a Hong Kong, sin dagli anni Ottanta, organizzò un concerto per raccogliere fondi e andò in piazza Tienanmen per contribuire finanziariamente alle proteste.

È ora segretario generale dell’Alleanza democratica a sostegno dei movimenti democratici patriottici in Cina e organizza l’annuale veglia di Victoria Park, l’unico posto in cui la tragedia di Tiananmen del 4 giugno 1989 è riconosciuta sul suolo cinese.

Abbiamo chiesto a Cheuk Yan cosa leghi la protesta di piazza Tiananmen a quelle di Hong Kong: «A piazza Tienanmen c’erano soprattutto gli studenti - risponde - ad Hong Kong lo scontro è tra due Paesi ed in ballo ci sono fortissimi interessi economici. Di simile c’è la repressione che è stata durissima nel 1989 e lo è altrettanto oggi». Nonostante questo Cheuk Yan ha molte speranze nel movimento di protesta nato ad Hong Kong: «Il fatto positivo è che i cittadini hanno appoggiato la protesta e questo accade nonostante le brutalità della polizia, che non viene punita per la sua violenza. Il governo cinese è però molto preoccupato di quanto sta avvenendo ad Hong Kong; teme, infatti, che se da noi dovesse nascere la democrazia questa potrebbe estendersi anche alla Cina».

In questo difficile contesto resta da capire cosa possa fare l’Europa: «Chiedo agli europei - dice - di stare con noi e di non guardare solo agli interessi economici. Noi stiamo combattendo in prima linea contro un regime comunista che non rispetta i diritti umani. Voi occidentali dovete capire che la nostra lotta è anche la vostra. Continuare a fare affari con Pechino vuol dire che i diritti umani continueranno a essere calpestati».

Infine, chiediamo a Cheuk Yan se i giovani cinesi conoscono quanto avvenuto nel 1989 a piazza Tienanmen: «Lo ignorano perché quei fatti sono stati “cancellati” dal regime - afferma - I ragazzi vorrebbero più libertà ma hanno troppa paura per ribellarsi. Una ragazza cinese ha dato vita al movimento “Me Too”, ma è stata presto arrestata, a conferma che la libertà per i giovani cinesi è molto lontana».


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