Lecco. Crisi nera  Aziende senza domanda
La chiusura dei rivenditori e il blocco dei trasporti ha causato un crollo delle vendite del 97,5% in aprile. Le imprese chiedono incentivi (Foto by ansa)

Lecco. Crisi nera

Aziende senza domanda

Lorenzo Riva (Confindustria): «Ora va alimentata. Bene l’ecobonus, ora serviranno incentivi per le auto»

Gli industriali lecchesi di Confindustria e Api cercano di capire come si presentano i loro mercati a pochi giorni dalla riapertura dopo il lockdown.

«Dal 4 maggio quasi tutte le nostre imprese sono aperte, ma è presto per capire come andranno le cose. Chi è rimasto chiuso a lungo ora deve riorganizzare e capire cosa chiederanno i mercati dopo due mesi di fatturati crollati».

Il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva, sottolinea che i prossimi giorni saranno «fondamentali in primo luogo per capire se realmente gli italiani dimostreranno di saper continuare nel rispetto delle regole per la salvaguardia della salute, perché il Paese non può permettersi un ritorno di epidemia. Sarebbe un disastro per le vite delle persone, per le nostre aziende e per una crescita spaventosa di disoccupazione».

Riva sottolinea la «preoccupazione vera» che gli industriali condividono con quanto affermato ieri dal direttore generale della Banca d’Italia, Daniele Franco, che ha ricordato la necessità di far ripartire l’economia in quella che si conferma oggi come una crisi più profonda rispetto a quanto già visto nel 2009. «Ora - aggiunge Riva - dall’Europa e dall’Italia servono incentivi fortissimi. L’Europa lanci investimenti in maxi infrastrutture, l’Italia favorisca la ripresa dei consumi su beni di settori determinanti quali la casa e l’auto.

Bene quindi, aggiunge Riva, l’ecobonus al 110%, mentre sull’auto la richiesta è quella di dare il via a una campagna di «rottamazione in misura molto importante. Ciò per dare fiducia ai nostri lavoratori, preoccupati su quanto le imprese potranno restare aperte».

Per il presidente di Api Lecco, Luigi Sabatini, «il problema grosso di questi giorni è che dopo due mesi di chiusura la macchina economica si è arrugginita per mancanza di domanda finale. Ora che possiamo ripartire il rischio concreto è fermarsi per mancanza di commesse». Il presidente di Api ricorda che a rincarare il quadro è la mancanza di coordinamento europeo nella ripartenza, «con un punto fondamentale sull’automotive. Non ci aspettiamo nulla di buono - spiega - considerando anche che di quanto è stato messo in campo dal Governo con il decreto di aprile ora, a metà maggio, non è arrivato nulla. Come sempre le imprese sono abbandonate a sé stesse, dobbiamo cavarcela con le nostre forze confidando nel mercato».

Sabatini definisce “esplosiva” la mancanza di domanda, che si inserisce su una crisi latente da mesi, da prima del virus. Non solo: «stiamo scontando anche l’aver voluto scopiazzare modelli non nostri. Per anni è stato decantato il modello giapponese, col just-in-time in quanto si dovevano considerare le scorte di magazzino solo un costo. Invece avere scorte è importante - conclude -. Il nostro modello è sempre stato diverso, col risultato che all’inizio del coronavirus abbiamo pagato lo scotto con una crisi di offerta al mercato, a iniziare dalle mascherine ma non solo».


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