Lecco. «Costi aggiuntivi  per la sicurezza, nessun aiuto»

Lecco. «Costi aggiuntivi

per la sicurezza, nessun aiuto»

La fase due: rabbia per i risultati del bando Invitalia, Tonini: «In media una piccola ditta ha esborsi aggiuntivi fra i tremila e cinquemila euro: serve un sostegno»

Anche le imprese lecchesi provano rabbia e sconforto per il flop di “Impresa sicura”, il bando Invitalia per il recupero dei soldi spesi nell’acquisto di mascherine, guanti, gel e altri presidi di sanificazione.

«Abbiamo partecipato con 80 nostre imprese – ci dice il segretario generale di Confartigianato Imprese Lecco, Vittorio Tonini – e solo due sono riuscite ad accedere ai contributi durante il click day in cui hanno avuto a disposizione solo 1,04 secondi per assicurarsi i contributi». Contributi con limiti fissati a un massimo di 500 euro per dipendente e di 150mila euro per impresa, ma questa ennesima lotteria ha funzionato solo per poco più di 3mila fortunati in tutt’Italia escludendo di fatto oltre 200mila imprese che l’11 maggio, un secondo dopo le 9, hanno esaurito rapidamente il tetto di 50 milioni di euro stanziati dal decreto legge Cura Italia.

«Le nostre imprese stanno sostenendo mediamente costi compresi fra i 3mila e i 5mila euro. Parlo di realtà che hanno fra i 5 e i 10 dipendenti, realtà piccole su cui un costo simile, tantopiù continuato nel tempo, impatta parecchio. Il bando – aggiunge Tonini – in questo momento era l’unico sostegno alle imprese per compensare le spese di sanificazione, posto che sul credito d’imposta ancora non abbiamo indicazioni precise. La nostra associazione ha chiesto che sia rifinanziato in modo più consistente e che si possa accedere con procedure che agevolino la partecipazione. Fra i tanti effetti della pandemia ci sono anche i costi per la messa in sicurezza di chi lavora, molte aziende sono andate oltre, facendo più di quanto previsto dai protocolli pubblici. Sono costi in sé giusti, ma questo è il momento di affiancare le imprese».

Fra gli artigiani non mancano imprese che hanno attivato a proprie spese tamponi e test sierologici, «ma le imprese vorrebbero avere certezza che, attivati i sistemi di verifica, possano essere tranquille e non incorrere in sanzioni. Ora Regione Lombardia sta mettendo a punto una modalità sui test e noi abbiamo fatto presente la necessità di avere certezza sulle corrette procedure. Sarebbe inoltre bene che le ordinanze tenessero conto della realtà in cui si muovono le imprese: quando Regione Lombardia ha disposto l’uso di strumenti di misurazione della temperatura, introducendo di fatto un nuovo costo per le imprese, lo ha fatto con un’ordinanza di mercoledì 13 maggio dicendo che l’obbligo sarebbe scattato martedì 18, con il sabato e domenica di mezzo, dando così alle aziende pochissimi giorni per attrezzarsi».

A livello nazionale l’associazione promette ora di fare un’ azione di lobby per rimediare «alle distorsioni intraviste soprattutto sul fronte della semplificazione. Va bene fare provvedimenti, ma per le aziende conta renderli facilmente operativi. Le nostre aziende si stanno pian piano riprendendo, se la cavano sempre da sole, ma molte sono in ripresa lenta e questo è il momento di aiutarle e non di appesantirle con obblighi e burocrazia».


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