Lecco. Cassa integrazione  Situazione esplosiva per il Covid-19
La sede dell’Inps, referente per le domande di cassa integrazione

Lecco. Cassa integrazione

Situazione esplosiva per il Covid-19

Già prima dell’emergenza crescita sensibile delle richieste di aziende di Como, Lecco e Sondrio - Dopo anni positivi, si rischia di tornare a 10 anni fa

I dati che abbiamo a disposizione fotografano il quadro prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19. Negli ultimi dieci anni, dal 2009 ad oggi, il ricorso alla cassa integrazione nelle province di Como, Lecco e Sondrio ha conosciuto un drastico calo, fino ad assestarsi sui livelli che caratterizzavano gli anni precedenti la crisi.

Nel 2009, infatti, sul territorio comasco sono state autorizzate complessivamente 25,91 milioni di ore di cassa integrazione. Il dato include sia la cassa ordinaria, chiesta dalle imprese per gestire una situazione di momentanea difficoltà o caratterizzata da una contrazione degli ordini, sia la cig straordinaria, utilizzata invece nei casi di grave crisi aziendale, di riorganizzazione o per i contratti di solidarietà, sia la cassa in deroga, concessa alle imprese che normalmente non potrebbero accedere agli ammortizzatori sociali.

Nello stesso 2009, le imprese lecchesi hanno utilizzato la cassa integrazione per 19,52 milioni di ore e quelle della Valtellina per 1,25 milioni.

Ma il vero boom del ricorso all’integrazione salariale, come conseguenza delle crisi aziendali che hanno fatto seguito alla caduta finanziaria del 2008, si è avuto a Como nell’anno 2010, con 29,62 milioni di ore autorizzate. Sempre nel 2010, Lecco si assestato su 18,32 milioni di ore e Sondrio su 1,44 milioni. In questo anno, caratterizzato anche dalla chiusura di numerose imprese, è stato fatto un importante ricorso alla cassa straordinaria, spesso come anticamera della mobilità e quindi dell’interruzione del rapporto di lavoro.

Dal 2011 in poi è iniziato invece un sensibile calo del ricorso alla cig. A Como il valore è rimasto sui 20 milioni di ore nel 2011, 2012 e 2013, per poi calare a 16 milioni nel 2014 a 10 nel 2015, fino ai circa 3 milioni di ore del 2018 e 2019. A Lecco, dopo alcuni anni in cui la richiesta di ammortizzatori sociali è stata mediamente intorno ai 15 milioni di ore, nel 2015 si è scesi a 8 milioni e gli ultimi tre anni si sono chiusi mediamente con un utilizzo di 2 milioni di ore.

Altrettanto incisivo nelle proporzioni è stato il calo in Valtellina, dove si è passati da 1 milione e 400mila ore nel 2010 a 180mila ore lo scorso anno.

Per quanto riguarda invece il 2020, anche indipendentemente dal ciclone che si sta abbattendo sulla nostra economia, i dati delle province di Como, Lecco e Sondrio si sono dimostrati in crescita nei primi due mesi dell’anno. Infatti, nei tre territori sono state autorizzate nei soli mesi di gennaio e febbraio circa un quarto di tutte le ore di cassa utilizzate lo scorso anno. Con il mese di marzo la situazione è destinata a diventare esplosiva. Sono numerose, infatti, le aziende che si preparano a chiedere la cassa integrazione con la causale “Covid-19”.

Il governo ha peraltro deciso, in accordo con i sindacati e le associazioni di impresa, di estendere a tutti i lavoratori dei differenti settori la cassa integrazione in deroga e ha intenzione di destinare non meno di due miliardi di euro a questo ammortizzatore sociale. La cig in deroga supera i limiti imposti per accedere normalmente alla cassa integrazione e può essere richiesta anche dalle aziende con meno di 15 dipendenti.

Proprio per il massiccio ricorso a questi strumenti, che dovrebbe avvenire per le aziende che hanno chiuso ma anche per quelle che hanno ridotto significativamente la propria attività, secondo l’Inps il 2020 si caratterizzerà come un anno di boom per quanto riguarda le richieste di cig. Improvvisamente, dopo anni di continua contrazione, c’è il rischio concreto di tornare sugli stessi livelli di dieci anni fa. E del resto, come confermato ieri proprio dalle più autorevoli agenzie di rating, anche per il Pil del paese si stima un balzo all’indietro di circa un decennio.


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