Lecco. Casa Ghislanzoni

Un gioiello nascosto a Maggianico

Giornate Fai, visite a Villa Gomeze a quella che fu la residenza dello scapigliato librettista di Giuseppe Verdi

Hanno avuto una grande affluenza di pubblico le due giornate Fai di primavera, che la Delegazione lecchese ha voluto dedicare al quartiere di Maggianico.

Nonostante le norme restrittive, obbligatorie in questo periodo, moltissimi lecchesi non hanno voluto rinunciare alla visita di quello che fu il luogo scapigliato per eccellenza della nostra città.

Due dei siti da “scoprire” erano, infatti, Villa Gomes, fatta costruire dal musicista brasiliano Antonio Carlos Gomes, e la Casa Ghislanzoni appartenuta ad un ramo della famiglia di Antonio Ghislanzoni, lo scapigliato librettista dell’Aida di Verdi.

La visita alla Casa Ghislanzoni è stata una sorpresa. Situata nel nucleo storico di Maggianico, si distingue per avere conservato testimonianze della sua lunga storia che va dal ‘500 al 1928. Da quest’ultima data, la casa non ha subito variazioni, ma è stata curata in modo soddisfacente ed è stata aperta al pubblico nelle due giornate Fai, grazie alla famiglia Invernizzi che ne è l’attuale proprietaria. La visita, guidata dallo storico Francesco D’Alessio, ha evidenziato come tutto il complesso sia rimasto intatto nei suoi apparati decorativi e nel sistema distributivo che vede coesistere la parte rustica e quella propriamente civile.

Il porticato della casa introduce alla “sala grande” che conserva un soffitto decorato con temi a carattere mitologico. Uno scalone introduce al primo piano e immette in una lunga galleria affrescata. Tutte le sale conservano decorazioni pittoriche, tra cui spiccano quelle della sala di musica. Si tratta, dunque, di un vero gioiello per la nostra città. Come ha sottolineato Francesco D’Alessio, c’è ora il problema del suo restauro, anche se gli attuali proprietari sono assolutamente convinti della necessità di conservarla nella sua interezza.

Il giro proposto dalla Delegazione lecchese del Fai prevedeva poi la visita a tre chiese: l’oratorio di san Rocco, disegnato all’inizio dell’Ottocento da Giuseppe Bovara, la chiesa parrocchiale di sant’Andrea ed il suo cantiere allestito per i restauri, il piccolo oratorio di sant’Antonio di Padova. Curiosa è stata anche la visita alla collezione di fortepiani d’epoca del maestro Andrea Cantù. Infine, il Circolo Figini ha voluto dedicare una mostra a Carlo Moldenhauer (1873-1956), la cui famiglia acquistò Villa Gomes. Le lastre presentate in questa esposizione riguardano i personaggi e gli ambienti che vissero dentro Villa Gomes ed anche i luoghi che la famiglia visitò durante le sue villeggiature.

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