Lecco. Brivio e sei colleghi  contro Fontana

Lecco. Brivio e sei colleghi

contro Fontana

Regione accusata di molte mancanze: «Non fa tamponi»

La replica: «Seguiamo la scienza, non i sindaci»

Protezione del personale sanitario, tamponi a tappeto e analisi sierologiche sui possibili immunizzati. Sono questi i tre temi che sette sindaci di altrettanti capoluoghi lombardi consegnano sul tavolo del governatore Attilio Fontana. E scoppia, ovviamente, la bagarre politica. Tra i primi cittadini che hanno firmato il documento ci sono soprattutto Giorgio Gori e Beppe Sala, oltre al sindaco di Lecco Virginio Brivio e agli omologhi di Brescia, Varese, Cremona e Mantova. Diverse sensibilità, ma di tutti di centrosinistra.

«Quando saranno disponibili i dispositivi di protezione, mascherine in primis il cui arrivo è stato promesso da tempo? - recita la missiva - Che cosa sta facendo la Regione per proteggere il personale sanitario e gli ospiti delle Rsa, in molte delle quali sappiamo purtroppo di numerosi decessi? In una recente conferenza stampa il Presidente Fontana ha detto che la situazione “è sicuramente sotto controllo” e che “tanto i plurisintomatici che i monosintomatici verranno sottoposti a tamponamento”. E’ ciò che si sta realmente facendo? Perché la Regione Lombardia non segue le direttive del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità che prescrivono di sottoporre a tampone i sintomatici e, qualora questi siano positivi, i loro familiari e i contatti recenti?”.

Insomma, dito puntato soprattutto sul tema della sicurezza del personale sanitario, già oggetto del contendere nei giorni scorsi anche tra i livelli politici lecchesi. Ultimo focus dei sindaci, però, la possibilità di tracciare una mappa o almeno un ordine di grandezza della diffusione dei guariti da coronavirus già immunizzati. «Perché la Regione Lombardia non ha ancora autorizzato l’avvio della sperimentazione dei test sierologici che altre regioni, come il Veneto e l’Emilia-Romagna, hanno invece attivato? L’esito di tali test, in abbinamento a un’indagine continua attraverso tamponi su un campione statisticamente rappresentativo, è ritenuto decisivo per certificare l’evoluzione dell’epidemia e l’immunità di chi abbia contratto il virus anche in forma asintomatica».

La risposa di Fontana non si è fatta attendere (in aula ieri mattina il governatore ha citato le «perplessità della comunità scientifica riguardo i test rapidi» e «l’inadempienza della Protezione civile nazionale sulla fornitura di mascherine», dichiarando che «agiremo solo nella direzione che ci indica la scienza e non sugli umori o le sparate di sindaci che non perdono l’occasione per fomentare la polemica»), ma nel Lecchese arriva dal consigliere FI Mauro Piazza la replica più tranchant alla presa di posizione che è anche del primo cittadino Virginio Brivio.

«Gironzola, anzi striscia, una letterina che i sindaci capataz del Pd hanno inviato a Fontana per una polemica biecamente strumentale che non fa onore né al ruolo né alla politica – sono le parole di Piazza - Rimane un’amarezza infinita nel vedere che chi propugnava la “Milano che non si ferma”, faceva aperitivi di partito e irrideva Fontana che metteva la mascherina, siano gli stessi che oggi chiedono a Regione dove siano le mascherine, fingendo di non sapere che la gestione di questi approvvigionamenti doveva essere gestita dalla Protezione Civile e dal Commissario Arcuri (ovvero dal Governo che loro sostengono), che alcune mascherine acquistate da Regione sono state sequestrate dal Governo, che la Lombardia è pronta per produrne più di un milione al giorno ma dovrà attendere fino a settimana prossima il via libera da Roma che, bontà sua, riunirà la commissione competente. Pensavo, leggendo questa letterina piccina picció, che quando il partito chiama i soldatini rispondono, senza badare troppo alla decenza».


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