Lecco. Bonus da 600 euro  primi accrediti, ora i mini prestiti
Sono stati accreditati i primi bonus da 600 euro

Lecco. Bonus da 600 euro

primi accrediti, ora i mini prestiti

Liquidità: Antonio Rocca, presidente commercialisti, «Alcuni clienti confermano di aver ricevuto i bonifici. Nella task force serviva la presenza dei professionisti»

È partito ieri dall’Inps il pagamento del bonus 600 euro destinati ad autonomi e partite Iva che il Governo completerà entro venerdì con tutti gli accrediti per 4 milioni di persone.

«Qualche conferma di accredito da parte di nostri clienti sta arrivando. Certo – ci dice Antonio Rocca, presidente dell’Ordine dei commercialisti della provincia di Lecco – se nella task force voluta dal Governo per disegnare la ripartenza dell’economia fossero stati inseriti, insieme a professori e ad amministratori di multinazionali, anche esponenti delle professioni ciò avrebbe consentito di cogliere più a fondo problemi e bisogni delle piccole imprese. Inoltre, coinvolgere i professionisti attraverso le loro rappresentanze nazionali significa sentire il parere di chi subisce l’ìmpatto di certe norme».

Questi sono anche giorni in cui i professionisti lecchesi assistono i piccoli e micro imprenditori nella richiesta di finanziamento dei 25mila euro previsti dal “decreto liquidità”, garantiti al cento per cento dal Fondo di garanzia ed erogati per un importo non superiore al 25% del fatturato 2019.

Ma non c’è automatismo nell’erogazione. Le banche verificano che ci sia un soggetto che eserciti attività d’impresa oppure lavoro autonomo a partita Iva, oppure che si tratti di pmi come da definizione europea. Devono inoltre acquisire l’ultimo bilancio depositato per conoscere il fatturato e devono verificare che chi richiede il prestito, perché di questo si tratta, non abbia posizioni di sofferenza, scadute o deteriorate. Quindi le banche erogano in anticipo, poi a fare le proprie verifiche sarà anche il Fondo di garanzia.

«A quel punto – osserva Rocca- se il Fondo nella sua verifica scopre che qualche requisito non c’è oppure scopre che a causa del numero di richieste i fondi non sono sufficienti la banca rimane scoperta, e a quel punto è lecito chiedersi cosa dirà la banca al cliente quando saprà che la copertura è finita. Perciò la banca si assume un rischio e quindi non eroga così a cuor leggero come ci è stato detto».

Secondo un recente studio del Consiglio nazionale dei commercialisti in Italia sono 4,2 milioni di partite Iva individuali con ricavi inferiori a 100mila euro, la cifra di fatturato che consentirebbe di ottenere il beneficio massimo di 25mila euro corrispondente al 25% del fatturato. Nell’ipotesi che la richiesta media di prestito sia di 20mila euro, spetterebbero 5mila euro ciascuno per un totale di 21 miliardi di euro. Poi sono considerate anche 1,5 milioni di attività con ricavi sopra i 100mila euro: se tutte richiedono 25mila euro, servono altri 37,5 miliardi. Così si totalizzano 58,5 miliardi. Considerando che il Fondo di Garanzia ha stanziato risorse aggiuntive per 1,729 miliardi difficilmente, anche applicando una leva alta di moltiplicatori, tutti riusciranno ad ottenere la garanzia. «Quindi – conclude Rocca – è verosimile che a risorse finite una banca rifiuti di erogare. A Lecco vediamo un certo interesse da parte delle piccole imprese. Ma per tante altre l’intervento è tutt’altro che risolutivo e, comunque, è un prestito».


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