Lecco. Bonus, basta credito
Un sì dall’industria, il no degli artigiani

Le imprese lecchesi dell’edilizia reagiscono in modo diverso alla norma introdotta - «Finisce un mercato drogato». «Rischio d’implosione»

Lecco. Bonus, basta credito Un sì dall’industria, il no degli artigiani
In ambito edilizio pareri discordanti tra l’Ance e i “piccoli” di Cna Edilizia

«Sembra stia per finire un mercato edile drogato dal Superbonus, ora tante nostre imprese guarderanno ai bandi pubblici del Pnrr», afferma il presidente di Ance Lecco Sondrio, Sergio Piazza.

Voce diversa dai “piccoli” di Cna Edilizia: «I meccanismi anti frode messi in campo dal Governo sui bonus colpiscono le nostre imprese oneste che ora sono in crisi di liquidità per aver realizzato i lavori con sconto in fattura senza riuscire più a far accettare alle banche la cessione del credito», ci dice il segretario generale della Cna del Lario e della Brianza, Ivano Brambilla, che parla di «rischio di implosione per centinaia di nostre piccole realtà».

A seconda che siano industriali o artigiane, le imprese lecchesi dell’edilizia reagiscono in modo diverso allo stop delle banche nell’accettare la cessione dei crediti legati a bonus e Superbonus edilizi.

La chiusura è iniziata gradualmente dopo l’introduzione, col decreto Sostegni-Ter, del divieto di cessione multipla dei crediti fiscali, norma voluta dal Governo dopo la scoperta di truffe per un valore di oltre 5 miliardi. La revisione ora consente al massimo tre cessioni, la prima diretta e le altre due solo verso banche e intermediari finanziari vigilati o assicurazioni autorizzate a operare in Italia, quindi ora il blocco è totale visto che le banche si ritrovano estremamente limitate nella loro possibilità di cessione.

Il risultato è che le aziende che all’accettazione dei lavori hanno applicato al committente lo sconto immediato in fattura acquisendone i crediti fiscali ora devono attendere tempi troppo lunghi per monetizzare dallo Stato le cifre che si ritrovano ferme nei cassetti fiscali.

Ciò accade dopo avere aperto cantieri, comprato materiali peraltro sempre più cari e gravati da forti aspetti speculativi e realizzato in tutto o in parte i lavori. Per i più piccoli la crisi di liquidità è dietro l’angolo e, dimensioni d’impresa a parte, comunque per industriali e artigiani dell’edilizia si prepara una svolta data da un cambio di passo del mercato.

«È evidente - afferma Piazza - che se non si riapre l’acquisto del credito da parte delle banche la possibilità di continuare i lavori con il Superbonus è in buona parte finita. Le nostre aziende che avevano preso accordi e avviato la procedura e i lavori concluderanno, o hanno già concluso, le commesse, ma di certo non ne accetteranno di nuove».

Piazza ricorda che a fare la differenza sulla situazione sono i tempi in cui sono stati avviati i cantieri in relazione ai ripetuti cambi delle normative.

«È stato un errore - aggiunge - concentrare su tempi brevissimi il Superbonus. Ciò ha causato una mole di lavoro oltre misura che ha fatto esplodere i prezzi dei materiali e nascere imprese improvvisate».

Un’aliquota più bassa, magari uniforme su tutti i bonus, avrebbe dato vita a «un mercato più strutturale e non avrebbe intasato le banche di richieste. Mi aspettavo che il sistema non potesse reggere. Ora si tornerà a un mercato più normale che, comunque, in una certa misura continuerà a beneficiare del volano che comunque le agevolazioni hanno portato. Se i diversi bonus caleranno nelle percentuali e se il loro utilizzo continuerà a essere problematico, il mercato è già pronto a spostarsi sui bandi del Pnrr ora che i prezzi dei capitolati sono stati in parte rivisti».

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