Lecco. Bione, il rugby   senza il terzo tempo
La commissione di sicurezza ha ispezionato strutture e impianti del centro sportivo del Bione

Lecco. Bione, il rugby

senza il terzo tempo

Per motivi di sicurezza i tecnici hanno bocciato la club house ricavata sotto la tribunetta coperta

Se qualcuno pensava che i controlli della commissione di sicurezza sul Bione fossero solamente “pro forma”, in modo da permettere la continuazione delle attività, si dovrà ricredere. Nell’ultima visita, quella consultiva, della commissione di mercoledì scorso, sono già stati fatti diversi appunti.

E a farne per primo le spese è il “terzo tempo” del Rugby Lecco. Infatti il magazzino sotto la tribuna coperta della pista di atletica era finora utilizzato come “club house” ma la commissione, visto che non ci sono i permessi per rendere un magazzino un locale atto ad ospitare persone, lo ha chiuso. Dovrà essere sgomberato e potrà essere utilizzato solo come ricovero per attrezzature o borse. Così come ha fatto, nel magazzino speculare, l’Atletica Lecco che mette i propri attrezzi ma non svolge attività “sociale”.

Chiusa anche la tribunetta dei campi da tennis in attesa di poter montare le nuove balaustre (i parapetti) ad altezza regolamentare (oggi sono troppo bassi rispetto a quanto previsto dalla normativa).

In un primo momento sembrava fossero stati chiusi anche gli spogliatoi prefabbricati dei campi di calcio numero 4 e 5 ma non c’è conferma ufficiale. Si sa solo che l’evento di oggi di rugby giovanile non potrà usufruire di questi spogliatoi come era avvenuto, in casi simili, nel passato.

L’attenzione della commissione, però, non si è limitata all’esterno ma anche all’interno del palazzetto dove avrebbe fatto altri appunti a Comune e gestore in modo da ovviare agli altri problemi rilevati. Nessuno scandalo, comunque: le misure preventive adottate non comportano, almeno per ora, una sospensione o una riduzione delle attività sportive. Nel frattempo saranno svolti i lavori necessari.

Certo il direttore sportivo del Rugby Lecco Carlo Redaelli non può essere felice: «Era stata annunciata una visita conoscitiva della commissione comunale di sicurezza sui luoghi pubblici. Sono arrivati in una ventina con i rappresentanti di Asl, vigili del fuoco, commercianti, tecnici comunali e via dicendo. Hanno fatto il giro e all’esterno hanno visitato anche la nostra “club house” nel sottoscala della tribuna della pista d’atletica».

Spazio accatastato

Così dopo aver constatato che è accatastata come magazzino, l’hanno chiusa: «Nella convenzione avevamo inserito questo magazzino come segreteria e punto di organizzazione dei tornei oltre che del terzo tempo. Stiamo cercando di capire, ora, cosa fare. La nostra esigenza è avere uno spazio logistico. E nel programma di riqualificazione è stato pensato anche uno spazio per la club house. Ma nel frattempo ci siamo dichiarati disponibili a installare un prefabbricato a norma, a nostre spese, però nessuno ci ha mai risposto».

Il problema non è semplicemente fare il terzo tempo: «Con la Fondazione Cariplo, abbiamo presentato un progetto per i ragazzi del doposcuola con Casa Don Guanella e Casa sul Pozzo. Lo facevamo per i ragazzi che studiavano e poi giocavano con noi. Ora vedremo cosa fare. Ci dessero il permesso di tirare su il prefabbricato. Presenteremo formale richiesta, visto che finora il permesso era stato chiesto solo a voce».


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