Lecco. «Basta codici Ateco  Chi è in sicurezza deve lavorare»

Lecco. «Basta codici Ateco

Chi è in sicurezza deve lavorare»

La fase 2: Lorenzo Riva, presidente di Confindustria: «Non c’è più tempo, il 4 maggio è già troppo tardi»

Codici Ateco e Fase 2, annunci notturni e misure bloccate dalla burocrazia, cassa integrazione ed Europa: nelle ultime settimane, il mondo dell’impresa si è dovuto scontrare non soltanto con la pandemia e i suoi effetti, ma anche con uno stillicidio di notizie e informazioni, anche contraddittorie tra loro, che hanno assorbito per certi versi più energie che la stessa emergenza sanitaria.

Ora però, mentre ancora si naviga a vista in attesa che il Governo decida se, come e quando dare il là alla riapertura di chi è ancora chiuso, la misura per il presidente degli industriali di Lecco e Sondrio pare essere colma.

«Da settimane – attacca subito Lorenzo Riva - assistiamo al susseguirsi di decreti, peraltro annunciati in orari a dir poco irrispettosi, con mezzi non consoni e poi resi ufficiali con ritardi intollerabili. Per una semplice autocertificazione ci sono volute innumerevoli versioni prima della definitiva. Da giorni e giorni ci parlano di una app che sarà attivata non si sa bene quando. Non sappiamo, ad oggi, quale sia la strategia per la fase due e per la riapertura del 4 maggio. Anzi, nessuno ci ha ancora assicurato che il 4 maggio potremo finalmente riaprire, anche se il prolungamento del lockdown è un’ipotesi alla quale non intendiamo dare spazio».

Per decidere la riapertura, sia pure parziale, delle imprese non dovrebbe avere un ruolo la loro capacità di garantire la sicurezza del personale?

Al centro dell’attenzione ci devono essere i protocolli di sicurezza, unico vero parametro da tenere in considerazione. Le aziende sono pronte a garantirne l’applicazione rigorosa per operare e solo su questo devono essere misurate. Guardando alla riapertura non accettiamo più di sentir parlare di codici Ateco.

Di come siano organizzate le aziende, di quale sia il reale e tragico impatto dell’emergenza sulla nostra economia pare non ci si renda conto appieno. Soprattutto, vediamo moltiplicarsi i comitati nella totale assenza di una vera strategia per affrontare le prossime settimane, per non dire della visione per il rilancio.

Il Governo ha promosso misure di sostegno dell’economia e delle imprese definite senza precedenti.

Aiuteranno veramente le nostre aziende?

Le misure da parte del Governo al momento sono più vicine ai proclami che alla concretezza. Le garanzie sui prestiti alle imprese sono solo teoriche, grazie anche al sistema burocratico che al momento ne sta dilazionando l’attivazione concreta. Inoltre, sembra quasi si stia facendo un regalo alle imprese: va bene lo stanziamento di garanzie per 400 miliardi, ma poi i debiti andranno comunque pagati.

E mi chiedo come questo sarà possibile, se non ci lasciano lavorare.

Nell’ambito delle agevolazioni rientra anche la proroga concessa per il versamento di imposte e contributi.

Che ne pensa?

È di portata ridicola, se vista nella prospettiva del periodo che stiamo vivendo. Peraltro, stiamo parlando di un posticipo con parametri troppo stringenti, dato che è valido solo per le aziende che hanno avuto una contrazione del fatturato del 33%, o addirittura del 50%, a seconda delle dimensioni.

Però si è subito intervenuti sul piano degli ammortizzatori sociali, che hanno alleviato le difficoltà di tante famiglie.

La cassa integrazione è stata attivata, certo, ma per i dipendenti che non beneficiano di un anticipo da parte delle imprese è al momento un miraggio, perché è evidente che non tutte le aziende sono nelle condizioni di concederlo. Fatto ancora più grave se si pensa che il bonus da 600 euro per i lavori autonomi e simili è concesso senza nessun vincolo.

E poi, cosa aspetta la Pubblica Amministrazione a pagare i suoi debiti?.

Quali misure auspica vengano ottenute a livello europeo?

Dobbiamo essere pragmatici e avvalerci di tutte le risorse attivabili, se ci sono le condizioni: servono gli eurobond e serve il Mes. Servono ingenti misure incondizionate a sostegno dell’economia e immediatamente. Certo, usare il Mes come pretesto per non approntare un progetto di più ampia portata come gli eurobond è sbagliato, ma è anche inaccettabile che si continui a fare campagna politica sull’Europa e sulla nostra appartenenza alla Ue, sugli stanziamenti.

Le contrapposizioni tra partiti continuano, anche in una fase critica come questa. Come giudica l’atteggiamento della politica italiana?

È il momento dell’unione e non della divisione. Da noi le forze politiche sprecano tempo in polemiche sterili, con il risultato che, come al solito, in Italia le imprese sono di fatto lasciate sole. Così andiamo verso la distruzione dell’economia del nostro Paese».

Cosa serve, dunque, per uscire dal pantano politico nel quale siamo finiti?

Abbiamo bisogno di limitare le polemiche, fare sì che il dibattito sia costruttivo e di merito, non dettato da logiche da campagna elettorale, cogliere tutte le opportunità e attivare tutti gli strumenti possibili, prendendo esempio da chi sta facendo bene e sta proteggendo meglio il sistema produttivo, sul quale si regge il benessere collettivo. E, finalmente, dobbiamo smetterla di criminalizzare le imprese e guardarle per quello che sono: il motore economico del Paese.


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