Lecco. Aumenti del 10%
per l’acciaio inox

Il nichel per produrlo al massimo da cinque anni e scarseggia anche il rottame ferroso fornito dalla Russia - Forte il rischio di nuove delocalizzazioni verso la Cina

Lecco. Aumenti del 10% per l’acciaio inox
Un’azienda lecchese specializzata nella produzione di acciai speciali

Il conflitto in Ucraina sta avendo conseguenze pesanti non solo in termini di beni energetici e materie prime alimentari. Anche la siderurgia sta patendo i riflessi dell’aggressione russa, che dal 24 febbraio ha riportato la guerra in Europa. I prezzi continuano a salire e la domanda è buona, ma speculazione e dubbi sulla disponibilità futura di materiali alimentano incertezza. È il caso in particolare dell’acciaio inossidabile che sta attraversando una fase di forte tensione, esasperata da quanto avviene a poche ore dal confine nazionale.

Da inizio anno le quotazioni hanno registrato aumenti a doppia cifra sul mercato nostrano, in un corridoio rialzista via via sempre più verticale che si era aperto già a fine 2020. Il nichel, materia prima che concorre in larga parte alla formazione del prezzo dell’inox, anche a causa della temporanea sospensione delle contrattazioni dopo gli straordinari picchi toccati due settimane fa, è ai massimi dagli ultimi cinque anni (circa 31mila dollari la tonnellata). E c’è incertezza sulle forniture di rottame inox dalla Russia, che nel 2021 ne ha esportato in Europa circa 135mila tonnellate (il 92% del totale del suo export di questa materia prima).

L’inossidabile rischia di entrare in una fase di forte incertezza perché, da un lato, «più del 50% del mercato dell’inox è “price sensitive” ed esistono prodotti alternativi, sia nel segmento dell’inox (ferritici o acciaio a basso contenuto di cromo e manganese), sia al suo esterno, con plastiche o acciai al carbonio rivestiti», ha spiegato a Siderweb Markus Moll, managing director di Smr, società di analisi sul mercato globale dell’acciaio inox.

Dall’altro lato, se si osserva la situazione dal punto di vista geopolitico, ha continuato, «lo svantaggio di costo che già oggi hanno i produttori occidentali rispetto alla Cina e all’Indonesia si amplierà ulteriormente, e ciò porterà a una ripartenza dell’offshoring verso la Cina» in un momento in cui alcune produzioni stavano tornando nella regione europea, con un’«erosione del nostro mercato».

Achille Fornasini, docente universitario e partner, oltre che chief analyst, di Siderweb, ha evidenziato invece che «si segnalano situazioni esasperate di acquisti eccessivi, che stanno generando circostanze straordinarie, che di norma non possono essere mantenute a lungo. Mi aspetto correzioni dei prezzi anche temporanee, destinate ad alleggerire le tensioni sul mercato».

Il prezzo del rottame inox turco, ha aggiunto, è salito del 51% nelle ultime due settimane (circa 650 dollari la tonnellata). Il nichel, dopo un’impennata del 127,2% nella seconda settimana di marzo, è sceso del 33,5%. «Nell’ultimo anno – ha concluso - le disponibilità delle riserve dell’Lme (London Metal Exchange, ndr.) sono diminuite del 70%, e questo senza tenere conto dell’effetto dell’invasione russa dell’Ucraina. La Russia è il terzo produttore mondiale di nickel, dopo Indonesia e Filippine, con circa 250mila tonnellate l’anno. La situazione è drammatica».

Rincari delle materie prime che si sono riflessi sui prodotti finiti, con lamiere e rotoli in AISI 304 e 316 cresciute di circa il 30% da inizio marzo; la lamiera a freddo AISI 430 ha visto una crescita del 10,2%.

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