Lecco. «Artigiani, già nel primo trimestre  il numero delle imprese era in calo»
Secondo uno studio della Cgia di Mestre, in Italia sono a rischio 100mila imprese artigiane

Lecco. «Artigiani, già nel primo trimestre

il numero delle imprese era in calo»

La Fase 2, Daniele Riva, presidente Confartigianato Lecco: «E adesso ripartire è complicato. Stanno lavorando le aziende che avevano ordini a lunga scadenza, le altre sono quasi ferme»

«La normalità economica è ancora lontana. Allo Stato chiediamo interventi tempestivi, a partire da incentivi sull’automotive attraverso la rottamazione visto che il settore fa girare un’ampia fetta della nostra economia. Chiediamo che si sostenga, forzandolo, il passaggio a nuove tecnologie nell’automotive investendo dei benefici anche l’indotto», afferma il presidente di Confartigianato Lecco, Daniele Riva.

In questi giorni arriva dall’ufficio studi della Cgia di Mestre l’allarme sul rischio che, se non tempestivamente sostenute da aiuti pubblici, entro fine anno l’Italia potrebbe assistere alla chiusura definitiva di 100mila artigiani, con perdita di 300mila posti di lavoro.

Sul Lario questo allarme, ci dicono Confartigianato e Cna, per ora non c’è ma nell’artigianato locale le difficoltà dell’emergenza coronavirus si stanno sommando pesantemente a quelle che già c’erano nel primo trimestre dell’anno, con l’ipotesi che qualcuno possa non farcela a sostenere troppo a lungo i costi fissi a fronte di entrate di fatturato col contagocce soprattutto in alcuni servizi alle persone come bar e ristoranti, presidiati dalle associazioni del commercio ma anche da quelle dell’artigianato.

Riva ricorda i dati negativi della demografia d’impresa degli artigiani lecchesi nei primi tre mesi di quest’anno. Un trimestre che, nei dati camerali di Lecco e Como, ha visto calare di quasi 600 unità le imprese iscritte rispetto al primo trimestre 2019. Di queste le lecchesi in meno erano 213. Un saldo negativo che vede calare la nascita di nuove imprese con l’esplosione, in febbraio, dell’emergenza sanitaria.

«Fra le nostre imprese – aggiunge Riva – chi prima del coronavirus ha avuto ordini un po’ di lunga scadenza sta lavorando, chi ha concluso ordini brevi ora è piuttosto fermo, in una situazione che da quel che vediamo sul territorio investe imprese anche non artigiane».

L’artigianato, quasi sempre indotto dell’industria esportatrice, risente dell’andamento dei mercati esteri che si muovono poco, a parte segnali positivi da Francia e Germania.

Una situazione in cui «gli ammortizzatori sociali dovrebbero aiutare i dipendenti, ma purtroppo non sta arrivando nulla e questo è un dato molto grave per l’aspetto sociale. Bene – aggiunge Riva – per la maggior parte dei bonus da 600 euro, che alla fine sono arrivati, ma abbiamo casi di dipendenti a casa da due mesi e mezzo. Sfido chiunque a vivere per un periodo così prolungato senza entrate».

«Il nostro centro studi nazionale – ci dice Ivano Brambilla, segretario della Cna del Lario e della Brianza – sta concludendo un questionario fra le imprese, ad oggi non abbiamo sentore di scelte definitive di chiusura fra le nostre imprese. Il nostro impegno, anche a livello locale, è quello di far pressione affinché le misure del Governo siano applicate rapidamente, compresa la procedura di contributi a fondo».


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