Lecco. Appetibile   il rottame ferroso
Nel periodo 2011-2019 l’output mondiale degli altoforni è cresciuto del 26%

Lecco. Appetibile

il rottame ferroso

Si è registrata un’impennata delle quotazioni con conseguenze per l’intera filiera, l’analista Ferrari: «L’Italia, pur avendo bisogno di un ingente quantitativo all’import, sta aumentando l’export»

Il rottame ferroso è sempre più appetibile, con incrementi importanti di utilizzo soprattutto in Cina. È questa una delle tendenze di cui ieri si è discusso in occasione del webinar che Siderweb, in collaborazione con Ricrea, ha dedicato al tema “Materie prime, chi vince e chi perde la sfida del futuro”.

Un argomento particolarmente importante, vista l’impennata registrata dalle quotazioni con conseguenze per l’intera filiera. L’incontro si è aperto con l’analisi dei dati della produzione mondiale di acciaio e del consumo di materie prime proposta dal responsabile dell’ufficio studi Siderweb Stefano Ferrari, che ha evidenziato il fatto che nel periodo 2011-2019 mentre l’output mondiale degli altiforni è cresciuto del 26% e quello del forno elettrico del 16%, il consumo di minerale ferroso è aumentato del 16%, quello di rottame del 22% e quello di DRI del 23%.

Anche in questo contesto, la Cina sta giocando un ruolo importante, considerato il fatto che qui i consumi di questa materia prima «sono saliti di circa 125 milioni di tonnellate tra il 2011 e il 2019, con un aumento del 137%». In controtendenza, invece, l’Europa, il Giappone, la Corea del Sud e gli Stati Uniti, dove il consumo di rottame va riducendosi e l’export va salendo.

Spostando invece l’attenzione sul trend nazionale, l’analista si è soffermato sulla forte contrazione che ha registrato la produzione di acciaio nello stesso periodo: -19% totale, frutto del -57% dell’altoforno e del +0,7% del forno elettrico. Sul versante delle materie prime «le importazioni di ferroleghe sono scese in maniera decisa, quelle di DRI sono invece raddoppiate nel decennio 2011-2020 e quelle di ghisa sono abbastanza stabili».

Venendo invece al rottame, è aumentata per le acciaierie italiane la dipendenza dall’import, nonostante si rilevi una tendenza all’incremento dell’export, arrivato a quota 660mila tonnellate nel 2020. «Per la Ue - ha concluso Ferrari - la sempre maggior tendenza all’export di materie prime potrebbe rappresentare una sfida per le acciaierie continentali nel lungo periodo mentre l’Italia, pur avendo bisogno di un ingente quantitativo di rottame all’import, sta aumentando l’export».

Al convegno è intervenuto anche Cesare Pasini, vicepresidente di Feralpi Group (cui afferisce anche il Caleotto), il quale ha evidenziato che il mercato è influenzato da una richiesta di rottame sempre crescente a livello mondiale.

«Ormai quando si parla di rottame bisogna avere uno sguardo mondiale e non solo italiano - ha evidenziato -. Con l’affermarsi della green economy e della tendenza alla circolarità, l’incidenza dei cicli integrali è destinata progressivamente a ridursi a vantaggio del forno elettrico. È quindi evidente che il consumo di questa materia prima aumenterà, con conseguenze e distorsioni particolarmente intense».

Per la tutela di questa materia prima Pasini guarda alla Commissione Europea, di cui auspica un intervento protettivo, mentre rileva l’esigenza di una crescita della filiera in ambito solidale anche per il rottame.

«Come Feralpi abbiamo introdotto nuovi protocolli digitali per la selezione sia del materiale che dei fornitori, anche perché rottame di migliore qualità implica meno emissioni».


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