Lecco. Anziani soli in estate  Un registro per trovare la badante
Sono ottanta le badanti che cercano lavoro nel Lecchese

Lecco. Anziani soli in estate

Un registro per trovare la badante

Il Registro unico regionale raccoglie le persone in cerca di lavoro come assistenti e con i requisiti necessari per poter essere assunte

Sono centinaia, migliaia. Tremila le iscritte al database provinciale.

Ottanta quelle che cercano lavoro nel Lecchese e sono iscritte al nuovo registro. Sono indispensabili e invisibili perché sono chiuse in casa a curare i nostri anziani. Sono straniere. Sono le badanti, le assistenti alla persona che il nuovo Registro unico assistenti famigliari regionale vorrebbe cercare di “regolarizzare”.

Ovvero dar loro dei requisiti più stringenti e validi ovunque in Lombardia. Per questo il registro provinciale lecchese, facente parte del Centro per l’impiego, gestito da “Il Seme” cooperativa di Como, con filiale in corso Matteotti, che segue il Centro risorse donne della Provincia di Lecco e gestisce il matching tra le famiglie e le signore che chiedono di fare questo mestiere, è sempre più propositivo.

Tina Valseschini, da sempre impegnata in questo settore e responsabile del servizio per la Provincia di Lecco, spiega un mondo “sommerso” ma importantissimo: «Gli Ambiti distrettuali ci finanziano. E noi facciamo sia l’orientamento, sia il bilancio delle competenze dei lavoratori che sono per la quasi totalità delle lavoratrici; e poi incontriamo le famiglie che hanno bisogno. Ora le famiglie sono in difficoltà perché devono sostituire le loro badanti che vanno in ferie. Difficile trovarle perché poche accettano di fare solo tre settimane o un mese all’anno. Solo a Lecco ci sono circa venti famiglie che cercano disperatamente una soluzione. Dal 2001 il servizio è cresciuto molto, in questo senso».

Il database è di più di tremila lavoratrici, ma in questo numero è compreso chi già lavora o chi non fa più questo mestiere.«Quello della badante è un lavoro che ha un grande turn-over anche perché molti anziani che hanno la badante sono negli ultimi anni della loro vita. Questo lavoro, purtroppo, non dura certo dieci o vent’anni. Ma le lavoratrici trovano sempre impiego anche se l’instabilità è oggettiva. E la famiglia che chiede la badante non vuole una dama di compagnia, ma qualcuno che regga un anziano problematico, di salute o mentalmente. Per questo facciamo molti corsi di formazione».

Ora c’è il Registro unico regionale che impone requisiti molto più stringenti di quello che era il vecchio registro provinciale lecchese, “pioniere” in Lombardia di un servizio utilissimo: «Ora per fare la badante devo avere un livello di italiano A2 (buon livello di comprensione e capacità anche minima di scrittura e orale); almeno un anno di lavoro nella stessa mansione, anche non continuativo; devono essere in regola con il permesso di soggiorno (quasi tutte le badanti sono straniere, molte dell’Est); devo possedere una fedina penale immacolata».

Il contratto è quello delle colf, del lavoro domestico. Le italiane sono poche e prendono il lavoro a giornata, ma non quello della notte perché avendo la famiglia, vanno a casa a dormire. Mentre una donna rumena o polacca sta qui per anni, lavora duro, ha vitto e alloggio e manda a casa tutto quanto guadagna. Poi torna a casa.

Lo stipendio medio per chi fa giorno e notte (54 ore a settimana), perché è convivente, prende sui 900 euro netti, massimo 1.000, e al datore di lavoro costa (compresi contributi e Tfr), circa 1.200-1.300 euro. Il contratto cresce a seconda della gravità dell’anziano seguito. E la badante assiste soprattutto la persona. Dall’igiene personale alla sua cura in generale. Poi il lavoro domestico. Un lavoro pesante, duro, a volte ingrato. Ma sicuro e sempre più richiesto.


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