Lecco. «Al Caleotto vediamo  segnali di ripresa, resta l’incertezza»
Il laminatoio del Caleotto è controllato al 100% dai bresciani di Feralpi

Lecco. «Al Caleotto vediamo

segnali di ripresa, resta l’incertezza»

Lorenzo Angelini è l’ad del laminatoio: «Con una diversificazione nella trafileria dolce abbiamo compensato la caduta nel mercato auto»

Qualche segnale di ripresa c’è, ma perché prendano la necessaria consistenza sarà necessario attendere l’inizio del prossimo anno. Nel frattempo, comunque, aver diversificato i canali di sbocco, ha permesso al Caleotto di mantenere la produzione pienamente operativa, tanto che il ricorso agli ammortizzatori sociali è stato necessario solo nel lockdown.

«Dopo lo stop per la pandemia, abbiamo ripreso la nostra attività con grande incertezza – spiega l’amministratore delegato del Caleotto, Lorenzo Angelini -. Il nostro principale mercato di riferimento, l’auto, era già in contrazione dall’ultimo quadrimestre del 2019 e, con l’emergenza è andato ancora più in difficoltà: il crollo delle vendite del prodotto finale è diventato drammatico e ha fatto risalire le difficoltà su tutta la catena di fornitura».

Viste le condizioni di salute del settore, al Caleotto si è scelto di battere strade diverse. «A quel punto abbiamo cercato di diversificare i mercati di sbocco, rientrando in alcuni nei quali non eravamo costantemente presenti da qualche tempo. Mi riferisco soprattutto alla trafila dolce, dove il Caleotto è stato grande player a livello nazionale ma che avevamo parzialmente abbandonato per ricercare una più alta qualità e maggior valore aggiunto. Questo ci sta permettendo di compensare, almeno in parte, il terreno perso a causa dell’andamento dell’auto».

Accanto a questa scelta, il management del gruppo Feralpi ha effettuato alcune verticalizzazioni che hanno permesso di mantenere il livello produttivo costante

Unica “concessione” alla crisi, la fermata del mese di agosto, passata dalle due settimane al mese intero. In quel periodo si è scelto di concentrare soprattutto gli interventi di efficientamento delle manutenzioni e i periodi di ferie del personale.

«Abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione nel periodo in cui la pandemia ha imposto lo stop generalizzato, ma in questo momento non ne abbiamo l’esigenza. Abbiamo fatto qualche sacrificio, differenziando i mercati di riferimento, per garantire continuità di produzione, rinunciando a marginalità anche più alte. Un orientamento che abbiamo assunto – ha rimarcato Angelini – perché riteniamo che anche per il personale questo sia un segnale importante».

Il tutto, in attesa della ripresa definitiva, che purtroppo non è dietro l’angolo. «Ci aspettiamo un miglioramento progressivo, per un mercato che dovrebbe riprendersi gradualmente anche grazie agli ingenti incentivi per lo sviluppo industriale messi a disposizione a livello europeo. Penso alla Germania, che dovrà mettere in atto tutte le azioni necessarie a far ripartire l’automotive. Comunque, qualche segnale positivo già c’è, ma perché assumano vigore bisognerà attendere probabilmente il prossimo anno».


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