Latte e formaggi lecchesi  Dazi Usa: produzione a rischio
Anche dal Comasco il latte per il Grana Padano

Latte e formaggi lecchesi

Dazi Usa: produzione a rischio

Le possibili ricadute su tutta la filiera, il tema al centro del Forum di Coldiretti a Villa d’Este: «Tutelare i nostri prodotti dalla concorrenza sleale»

I dazi Usa? Anche per l’agroalimentare lariano sono una minaccia diretta, e rischiano di produrre contraccolpi pesanti su un comparto, quello lattiero-caseario, che ogni giorno conferisce il latte per la produzione di Grana Padano, Gorgonzola e altre Dop casearie oggi messe sotto scacco, loro malgrado, dalle dinamiche complesse della politica internazionale. E così, mentre da un capo all’altro dell’oceano si analizzano dazi e accordi, sulle rive del lago di Como agricoltori e allevatori tremano.

Il tema è uno dei focus al Forum di Villa d’Este. E la Coldiretti lariana lancia un allarme che riguarda formaggi e non solo, perché il ventaglio dei prodotti “minacciati”, ad esempio, dal Ceta e dai dazi di Trump coinvolge diversi settori dell’agroalimentare made in Italy: ad esempio, i nuovi dazi Usa andrebbero a colpire salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori, mentre è già drammatico l’impatto dell’accordo di libero scambio col Canada, che ha provocato il crollo delle esportazioni casearie (flessione media del 32%, con punte del -48% per il Gorgonzola), il dilagare del falso made in Italy nel Paese nordamericano e la ripresa di importazioni massicce di grano al Glifosato verso l’Europa.

Non è un caso se la produzione di falsi Parmigiano Reggiano e Grana Padano (a partire dal Parmesan) ha superato nel mondo quella degli originali con il diffondersi di tarocchi in tutti i continenti, a scapito del vero made in Italy: una proliferazione favorita anche dal fatto che, proprio con il Ceta, per la prima volta nella storia l’Unione Europea ha legittimato in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi.

Le ripercussioni maggiori, nelle due province di Como e Lecco, si hanno proprio nel settore lattiero caseario indirizzato alla produzione del Grana Padano e altre Dop che, dopo l’annuncio dei nuovi dazi americani, vedono minacciato il loro futuro. I numeri parlano chiaro: ben 500 quintali sono munti quotidianamente da 45 allevatori che conferiscono alla cooperativa Sant’Angiolina: latte che, in buona parte, diventa Grana Padano in uno dei caseifici di pertinenza.

Il resto del latte conferito è destinato agli altri formaggi tipici della tradizione casearia lombarda, come il Taleggio Dop, il Resegone, la Grignetta e il Quartirolo, che vengono stagionati nelle tradizionali casere della Valsassina. Radicata è anche la tradizione del Gorgonzola, altro formaggio direttamente minacciato dai dazi americani che si può produrre esclusivamente con il latte munto nella zona fissata dal disciplinare (e che, ovviamente, ricomprende anche le province di Como e Lecco): il mercato Usa ne assorbe circa 37 mila forme all’anno e, dopo il Giappone, è il principale sbocco dell’export extra Ue. Coldiretti preme per avviareuna trattativa a livello comunitario e nazionale e attivare le forme di sostegno per i settori più colpiti (e non appartenenti a quelli che hanno originato i dazi): sul fronte degli accordi di libero scambio, va garantita reciprocità delle regole e salvaguardata l’efficacia delle barriere non tariffarie. «Non è possibile agevolare l’importazione di prodotti ottenuti secondo modalità vietate in Italia» ha ribadito nei giorni scorsi dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini il quale ha sottolineato la necessità di «lavorare per un accordo che tuteli il made in Italy dalla concorrenza sleale».


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