La Uil contro la Cgil

sul ricorso a Valassi

Camera di commercio: il segretario Carmelo Orlando: «Non si doveva aderire e comunque non a nostro nome»

La Uil contro la Cgil sul ricorso a Valassi
La spaccatura in Camera di commercio ha riflessi anche nel sindacato

Il ricorso contro Valassi «non si doveva fare». La Cgil ha aderito, ma «che non sia a nostro nome». E comunque «il caos lecchese» si poteva evitare se i presidenti di Confartigianato, Daniele Riva, e Api, Luigi Sabadini, «avessero avuto il coraggio di candidarsi alla presidenza camerale, fermando i contendenti Valassi e Maggi».

È, in estrema sintesi, il pensiero di Carmelo Orlando, segretario generale della Uil, sul caso Camera di commercio. Quello contro la rielezione di Vico Valassi alla presidenza della Camera di commercio era «un ricorso che, arrivati a un certo punto, si doveva evitare», dice Orlando. E il punto in cui fermarsi, spiega, era l’esito elettorale.

Il sindacalista definisce il ricorso fatto da Confindustria, e condiviso da Confcommercio, Fai e Cgil, «solo una carta da giocare in campagna elettorale. Invece la vittoria di Valassi è stata portata davanti al Tar come se quella fosse la vera battaglia contro Valassi. La realtà – aggiunge Orlando - è che la vera battaglia, quella di incalzare Valassi per convincerlo ad accorpare la nostra Camera a Como e non a Monza, iniziava proprio con la vittoria di Valassi, che andava accettata. E ora non potremo combatterla perché il ricorso farà scattare la sospensiva, col probabile arrivo di un commissario».

Le affermazioni non arrivano da uno dei supporter di Valassi. Al contrario, il segretario della Uil Carmelo Orlando vede il suo sindacato in Camera di commercio rappresentato con un seggio su cui siede Wolfango Pirelli, segretario generale della Cgil e sostenitore di Giovanni Maggi. Cgil e Uil avevano presentato in Regione un accorpamento ufficiale, senza il quale il seggio camerale sarebbe andato alla Cisl (punteggi delle tre sigle: Cgil 40, Uil 13, Cisl 45).

Dall’analisi di Orlando l’asse Cgil-Uil, sulla partita della Camera di commercio, appare a dir poco diviso. «Ho detto più volte a Pirelli – aggiunge Orlando – di non schierarsi così apertamente, addirittura con dichiarazioni formali, sul ricorso presentato da Confindustria. Certo – afferma – Pirelli parlando a nome del sindacato ha parlato anche a nome nostro prendendo con forza posizione sul ricorso, mentre io non ero d’accordo, tant’è che non ho in alcun modo aderito. Ma su quel seggio in Camera di commercio c’è Pirelli e non potevo certo impedirgli di esprimersi».

Spaccature e ricorsi «si potevano evitare in origine – aggiunge Orlando – se Confartigianato e Api, nelle persone dei loro presidenti Riva e Sabadini, a tempo debito avessero avuto il coraggio di farsi avanti con loro candidature, cosa che sicuramente avrebbe indotto Valassi e Maggi a farsi da parte, evitando il caos. Tantopiù che già nelle logiche precedenti era più che legittimata una candidatura di Confartigianato, nella persona di Arnaldo Redaelli, già vicepresidente dell’ente camerale. Ma non se n’è fatto nulla».

Finché ci sarà margine, comunque, «la Uil – afferma Orlando - lavorerà per l’accorpamento con Como. Tant’è che di nuovo, ancora oggi nel giro di pochi giorni, il presidente della Camera di Como Ambrogio Taborelli, che sul tema ragiona correttamente, ha ribadito la volontà di una fusione con Lecco. L’accorpamento con Monza, a cui tende Valassi, sarebbe perdente. Monza ha i numeri per star da sola e noi non conteremmo niente, ci fagociterebbero. Basti vedere cos’è accaduto con l’accorpamento della Cisl, dove i monzesi inizialmente hanno dato un minimo di ruolo ai lecchesi mentre ora se li stan mangiando. Como – conclude – è la strada giusta: magari non avremmo la presidenza, ma avremmo comunque un vicepresidente forte».

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