La sinistra che in fabbrica non c’è più  «Abbiamo votato Di Maio e Salvini»
Lavoratrici e lavoratori ieri ai cancelli della Fiocchi, prima del cambio turno delle due del pomeriggio

La sinistra che in fabbrica non c’è più

«Abbiamo votato Di Maio e Salvini»

Il reportage Davanti ai cancelli della Fiocchi Munizioni, l’azienda più grossa del territorio lecchese

C’era una volta la classe operaia che guardava al sindacato e alla sinistra come riferimento politico per far valere i propri diritti in fabbrica così come in Parlamento. Un paradigma già scardinato dieci anni fa dalla crescita esponenziale della Lega Nord tra i lavoratori metalmeccanici. Erano le elezioni del 2008, vinte da Prodi su Berlusconi per una manciata di voti dopo un grande recupero del Centrodestra: tra i lavoratori in molti tennero ancora fede al binomio sindacato-sinistra, ma fece scalpore rilevare come fossero parecchi anche coloro che con la tessera della Fiom in tasca avevano deciso di affidare le proprie speranze per il futuro al Carroccio di Umberto Bossi. La crisi economica non aveva ancora investito come uno tzunami il nostro Paese, ma le richieste di quella parte di classe operaia, iscritta al sindacato ma con il fazzoletto verde in tasca, erano già il federalismo fiscale, «per smetterla di mantenere il sud», e lo stop agli arrivi degli «extracomunitari che ci rubano il posto di lavoro».


Contro la fornero

Quello che al tempo sembrò un fuoco di paglia, dieci anni dopo è evoluto in una vera trasformazione: sono rimasti pochi gli operai che votano a sinistra, molti di più quelli che guardano alla Lega di Salvini e, anche nella nostra Lecco, al Movimento 5 Stelle. Le rivendicazioni hanno cambiato nome, ma riguardano sempre e comunque il lavoro e le prospettive future: abolizione della riforma Fornero, possibilità di andare in pensione dopo 40 anni e la garanzia di poter continuare ad avere un posto di lavoro. Il tutto condito da un clima di forte delusione e sfiducia.

Almeno questo era quanto si respirava ieri all’esterno della Fiocchi Munizioni di Lecco avvicinando i lavoratori al cambio del turno. La sensazione forte è che, anche tra la classe operaia lecchese, il Movimento 5 Stelle sia riuscito a sfondare e non soltanto come voto di protesta. A far premio, come spiega Giovanni Manzini, anche la sensazione di una discontinuità rispetto alla classe politica che ha governato negli ultimi decenni: «Ho scelto i 5 stelle perché mi sembrano i più onesti, almeno per adesso. Di solito votavo a destra, ma visto come è messa ora ho cambiato idea. Soltanto Salvini sembra salvarsi un poco, per il resto per me è nebbia. Spero in un cambiamento vero».

Dello stesso avviso Ornella Garatti: «Ho votato il Movimento 5 Stelle perché ormai siamo stufi sia della destra, sia della sinistra. Siamo stufi di tutto lo sporco che si vede ultimamente, stufi degli inciuci. Io avevo sempre votato Pd ma da 10 anni voto 5 stelle: ci credo e spero che prima o poi qualcuno ci ascolti. Ho cambiato anche per colpa di Renzi: l’ultima volta aveva dato la mancetta degli 80 euro per comprarsi i voti di chi gli credeva ancora, ha un’arroganza incredibile». Naturalmente c’è anche chi ha scelto il Movimento come voto di protesta: «Non ho mai avuto un’ideologia politica, perché credo non esistano più. Vediamo ora i 5 Stelle, che non hanno mai governato, cosa faranno. La verà priorità – commenta Massimo Falbo – è quella di mettersi a lavorare per gli italiani, cosa che fino a oggi non ha fatto nessuno, hanno solo badato alla propria poltrona».

«Il lavoro è la priorità»

Molto forte anche l’apprezzamento per la Lega di Salvini a cui in parecchi si sono rivolti per le promesse in materia di abolizione della Legge Fornero, nella speranza dunque di poter finalmente agganciare la pensione. Un tema centrale come evidenziato da Pieralberto Tonini: «Io ho sempre votato destra e stavolta ho scelto la Lega per vedere se con Salvini cambia qualcosa rispetto ai proclami che vengono fatti e difficilmente mantenuti. Il lavoro oggi è la priorità per tutti, viste le crisi che ci sono in giro. Ma anche la scuola, l’immigrazione e le pensioni. Anche a me mancano due anni per andarci, ma dopo i 40 anni di lavoro continuare pesa».

All’interno di chi sostiene il Centrodestra si trovano anche alcuni lavoratori che hanno scelto Casapound e che ora si augura un governo Lega-5 Stelle, come Walter Di Maio: «Ho votato Casapound perchè voglio il cambiamento e per avere serietà e regole certe. È evidente che le elezioni sono state vinte dalla coalizione di Centrodestra e che i 5 stelle sono il primo partito: per cui si devono parlare Salvini e Di Maio, dovrebbero trovare delle intese e governare. Invece temo ci imporranno un nuovo Esecutivo tecnico, una nuova farsa».

«Ho annullato la scheda»

E la sinistra? Il Pd o le forze moderate di Centrodestra? Difficile trovare qualcuno che ammetta di averli appoggiati anche se i Dem in città hanno mantenuto il 25% e Forza Italia-Noi con l’Italia hanno ottenuto il 15%. Diversi invece i delusi della politica, quelli che ritengono che non cambierà nulla chiunque governi, coloro che non si sentono rappresentati come Antonio Guarra: «Per la prima volta ho scelto di votare scheda nulla, quando di solito guardavo tendenzialmente a sinistra. Non mi sento rappresentato da nessuno: non ho più dato fiducia a Renzi perché è quello che ci ha fregato l’ultima volta e gli altri partiti della sinistra mi sembrano tutti uguali al Pd. I 5 Stelle invece peccano di esperienza per me. Sono molto pessimista per il futuro».


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