König, niente cassa

per 106 lavoratori

Fumata grigia al primo tavolo di crisi convocato a Roma dal ministero per lo Sviluppo economico, giovedì 9 nella sede di Confindustria a Lecco si apre l’incontro per riuscire a stringere un accordo sulla mobilità

König, niente cassa per 106 lavoratori

Fumata grigia ieri al primo tavolo di crisi convocato a Roma dal ministero per lo Sviluppo Economico sul caso Konig.

Per i 106 lavoratori di Molteno messi in mobilità dalla decisione della multinazionale austriaca Pewag di chiudere e andare a produrre all’estero la cassa integrazione straordinaria sembra restare un miraggio anche dopo questo primo tavolo romano, mentre oggi nella sede di Confindustria a Lecco si apre l’incontro per riuscire a stringere il miglior accordo possibile sulla messa in mobilità.

A discutere sulla base della ferma decisione dell’azienda di delocalizzare tutta la produzione e di procedere ai licenziamenti collettivi ieri c’erano i rappresentanti del Governo, della Regione Lombardia, dei sindacati, di Confindustria oltre all’ad di Konig-Pewag in un incontro che si è chiuso con la sollecitazione rivolta da Giampietro Castano, responsabile dell’unità gestione vertenze del ministero, a Konig per promuovere rapidamente un incontro diretto col Ceo Agys Pengg.

Ciò a cui senza farsi troppe illusioni puntano le parti sociali al tavolo ministeriale è indurre l’azienda a modificare il proprio piano di dismissione e aprire nuovi investimenti su Molteno, senza perdere di vista l’urgenza di gestire comunque l’apertura di mobilità partita il 20 maggio, visto che scadranno presto i 75 giorni utili per chiudere un accordo.

Se il prossimo appuntamento a Roma sarà fissato fra circa 20 giorni, a Lecco si inizia subito questo pomeriggio a negoziare sulle condizioni della mobilità in un incontro a cui parteciperanno, per i sindacati, Luigi Panzeri (Fiom-Cgil), Giovanni Gianola (Fim-Cisl) ed Enrico Azzaro (Uilm-Uil), con Pierpaolo Meloni di Confindustria e, per Konig, l’ad Giovanni Zancopé.

Il tavolo romano «è un tentativo - afferma Panzeri - fatto sapendo che non sarebbero comunque arrivate risposte concrete alle nostre aspettative. Il ministero si è impegnato a trovare risposte nell’azienda, ben sapendo che la situazione è pesantissima. Intanto domani (oggi per chi legge, nda) avviamo l’accordo per trovare le migliori soluzioni per i lavoratori, visto che coi cambiamenti legislativi da quest’anno per i lavoratori di aziende che chiudono non c’è cassa integrazione. Noi stiamo facendo tutto quel che va fatto - aggiunge il sindacalista - a breve torneremo a Roma senza illusioni visto che la proprietà austriaca è decisa a chiudere».

Ora si punta sull’impegno preso da Fulvio Matone, dirigente del settore Lavoro in Regione, presente ieri a Roma, di mettere in campo perlomeno corsi di riqualificazione per i lavoratori licenziati.

«A Roma - afferma Gianola - è andata come ci aspettavamo. Il ministero si è impegnato a verificare eventuali modifiche del piano aziendale e ci ha invitati a proseguire il confronto con l’azienda sulla procedura di mobilità, che c’è e va quindi gestita. Ora la nostra massima preoccupazione è dare risposte ai lavoratori».

«Accogliamo positivamente l’impegno del Governo a sondare il più possibile eventuali disponibilità da parte dell’azienda - afferma Azzaro -, anche se noi della Uil riteniamo che il coinvolgimento del Governo andava fatto molto prima, come ci hanno fatto notare anche al Mise, non a decisioni dichiarate come pressoché irrevocabili dall’azienda. Ora il tempo non è una variabile indipendente visto che l’accordo per la mobilità va chiuso entro un paio di mesi».

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