In Regione Lecco   è la terza città più cara

In Regione Lecco

è la terza città più cara

L’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori: una famiglia media in città spenderà 278 euro in più - L’inflazione è di poco superiore alla media nazionale «Ma gli stipendi non aumentano in proporzione»

Lecco è la terza città più cara della Lombardia, con un tasso d’inflazione superiore – seppure di pochissimo – alla media nazionale. È quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati dell’inflazione, che hanno permesso di quantificare l’incremento della spesa annua per le famiglie lecchesi.

Di fatto, con un aumento dei prezzi pari a un punto percentuale, una famiglia media (tre componenti) andrà incontro a un incremento di 278 euro, per quanto riguarda le uscite. Invece, una coppia con due figli avrà un esborso pesantemente superiore, pari a 390 euro.

«A Lecco c’è poco da stare allegri – ha commentato Mauro Antonelli, nell’Unc -: si tratta della terza città più cara della Lombardia, un primato di cui i cittadini farebbero volentieri a meno. Le famiglie del territorio si impoveriscono, perché nonostante l’inflazione sia su livelli bassi nessun nucleo familiare ha ricevuto un aumento di stipendio medio pari a 278 euro, tanto meno 390 euro, perché i salari non vengono adeguati in maniera sufficiente per coprire l’aumento dei prezzi».

Di fatto, il dato lecchese è in media rispetto a quella nazionale, pari a 0,9 punti percentuali. «Siamo un po’ sopra, ma nel complesso il fatto che l’inflazione sia su livelli relativamente bassi può dipendere dal fatto che le famiglie spendono poco. Quindi, a influire potrebbero essere il calo della domanda, le difficoltà delle famiglie, la recessione e la perdita di lavoro. Dunque, i nuclei familiari andranno incontro a una stangata pesante, che creerà sicuramente problemi».

Guardando in senso più ampio ai dati riferiti al Paese (capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti), spicca il dato di Bolzano, la città più cara del Paese. Con una inflazione pari a 1,7 punti percentuali, la famiglia tipo dovrà sopportare una spesa aggiuntiva di ben 565 euro su base annua.

Al secondo posto Reggio Emilia dove il rialzo dei prezzi dell’1,7%, determina un aumento del costo della vita, sempre per la famiglia media, pari a 477 euro. Segue Verona, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 369 euro.

Le 3 città più convenienti, in termini di minori rincari, sono invece Potenza, che con l’inflazione più bassa (+0,2%) registra una spesa supplementare di appena 42 euro; Firenze, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 108 euro e Ancona (+0,5%) con un aumento del costo della vita pari a 109 euro.

Guardando invece alle Regioni, la più costosa è il Trentino Alto Adige (1,3%, 368 euro). Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 326 euro. Terza la Liguria, dove si ha un salasso annuo di 288 euro. La Basilicata si conferma la regione meno cara, con un’inflazione dello 0,4% che si traduce in un rincaro di 81 euro, penultima la Sardegna, +0,5%, pari a 94 euro.


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