Il virus in due lecchesi  già prima di febbraio
Il punto per i tamponi rapidi allestito al Bione (foto Menegazzo)

Il virus in due lecchesi

già prima di febbraio

Lo studio Il lavoro della Fondazione Irccs con l’Istituto dei tumori

I test su campioni di sangue raccolti a partire dal settembre 2019

Il Covid potrebbe aver iniziato a circolare in Lombardia e in provincia di Lecco ben prima del febbraio di quest’anno, forse già a settembre 2019, sei mesi prima del caso di Codogno, il primo individuato in Italia. A sostenerlo uno studio della Fondazione Irccs, che vede come primo firmatario Giovanni Apolone, direttore dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Il gruppo di ricercatori è arrivato a sostenere questa tesi andando a effettuare un test sierologico su circa un migliaio di campioni di sangue raccolti tra settembre 2019 e febbraio 2020 nell’ambito di un progetto di screening per il tumore al polmone che aveva sottoposto malati oncologici volontari a tac spirale ai polmoni e analisi del sangue. Dei 959 campioni testati a livello nazionale 491 provenivano da lombardi e 17 da lecchesi. I partecipanti a questa ricerca sono state persone tra i 55 e 65 anni di età, tutti gran fumatori, di cui il 60% uomini.

La sorpresa

Gli esiti sono stati sorprendenti: sono risultati positivi a questo test sierologico che ricercava un particolare tipo di anticorpi, ritenuto essere sentinella di un contagio da Covid, 111 dei campioni di sangue analizzati. Di essi 16 positivi all’immunoglobulina G e 97 all’immunoglobulina M. Tra questi 111 anche due campioni provenienti da pazienti lecchesi, elemento che quindi farebbe pensare che il virus circolasse anche nella nostra provincia già lo scorso autunno.

Altro dato di interesse è la percentuale particolarmente alta di positività al test riscontrata, cioè di campioni di sangue contenenti immunoglobuline che farebbero pensare a un’infezione da Covid. Secondo lo studio, infatti, il 11,6% del campione di volontari entrati in una ricerca sul cancro al polmone presentava anticorpi compatibili con il virus responsabile della pandemia. Delle 111 positività riscontrate: 23 risalgono a settembre, 27 ottobre, 26 a novembre, 11 a dicembre, 30 gennaio e 21 febbraio. Sono quindi stati identificati due picchi di positività: il primo tra la fine di settembre e la seconda-terza settimana di ottobre, il secondo nella seconda settimana di febbraio.

I pazienti risultati positivi provengono da 13 regioni, di cui 5 con casi già a settembre 2019 (Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia e Lazio. Per quel che riguarda la nostra regione sono 59 le sacche di sangue che presenterebbero tracce di Covid: 30 a Milano, 6 a Monza, 5 a Como, 4 a Bergamo, 3 a Brescia e Varese, 2 a Lecco e Pavia e uno nelle altre province lombarde. Altro aspetto messo in luce dello studio è il fatto che dei 111 campioni positivi alle immunoglobulina, 6 sono risultati positivi anche agli anticorpi neutralizzanti il virus, 4 dei quali già a inizio ottobre.

«Le analisi condotte dal gruppo di Emanuele Montomoli dell’università di Siena, che hanno lavorato con noi – spiega Apolone - hanno identificato la presenza di anticorpi neutralizzanti in vivo, cioè ancora capaci di uccidere il virus, in 6 persone su 111, di cui 4 già a ottobre».

Una storia da riscrivere?

Elementi che hanno portato il gruppo di ricerca a sostenere di aver trovato elementi che confermano la presenza del virus già lo scorso autunno in Lombardia: «Sappiamo, da precedenti epidemie, che il virus comincia a circolare uno o due mesi prima che si manifestino i primi casi clinici. Non a caso a novembre del 2019, molti medici di medicina generale hanno iniziato a segnalare la comparsa di gravi sintomi respiratori in persone anziane e fragili con bronchite bilaterale atipica, che è stata attribuita, in assenza di notizie sul nuovo virus, a forme aggressive di influenza stagionale».

È chiaro che se si trovassero ulteriori conferme al fatto che il Covid abbia circolato indisturbato anche da noi già dal mese di settembre 2019, andrà riscritta la storia della pandemia così per come la conosciamo oggi, cioè con un virus partito dalla Cina tra dicembre e gennaio e poi giunto da noi nelle prime settimane dell’anno, fino a essere scoperto in Italia per la prima volta a Codogno a fine febbraio.


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