«Il virus è tra noi  Ci sono regole  da  rispettare»
Mario Tavola, primario di terapia intensiva all’ospedale Manzoni di Lecco (Foto Menegazzo)

«Il virus è tra noi

Ci sono regole

da rispettare»

L’intervista Il primario di Terapia intensiva dell’ospedale Manzoni di Lecco, Mario Tavola: «Non sappiamo se l’epidemia riprenderà in autunno»

Tanti lo hanno chiamato Tsunami. Altri “onda anomala”. Dell’emergenza coronavirus, però, si sa solo una cosa certa: che ha causato lutti e dolore in tutto il mondo. E ancora ne sta causando. Mario Tavola, direttore della terapia intensiva dell’ospedale Manzoni di Lecco è stato in mezzo a questo vero e proprio mare di sofferenza. E ne è uscito con molte ferite. Ma ora vede la luce in fondo al tunnel.

Dottore, Partiamo dal “prima”, ovvero da quanto successo da quel 21 febbraio che ha segnato una svolta epocale nella storia della medicina e della sanità non solo italiana ma europea se non mondiale. Che esperienza è stata per lei?

È stata un’esperienza indimenticabile, imprevedibile, mai vista in 35 anni di lavoro e pesante da gestire soprattutto perché questa patologia ha fatto davvero tanti danni e ha causato tanta sofferenza. Ha provocato un cambio di mentalità, di culture e di organizzazione, che in qualche modo dobbiamo far volgere al meglio.

Ripetiamo una domanda già posta molte volte: si poteva prevedere un’emergenza del genere?

Ci si è affrettati a definire chi sia stato più o meno bravo. Si è parlato del Veneto, della Lombardia, di altre regioni, di altre nazioni... Faccio un esempio: nella tanto criticata Lombardia la provincia di Sondrio è andata meglio del Veneto. Ma non bisogna fare di questi raffronti, senza prima fare un’analisi seria di tutto: logistica, viabilità, flussi di persone, tasso di urbanizzazione e via dicendo. Basti dire che lo stesso modello sanitario, all’interno della stessa regione, ha funzionato meglio o peggio a seconda delle zone. I raffronti lasciamoli fare a chi li fa in modo serio.

Alcuni medici parlano non di fase 2 ma di fase 3 o 4. Presupponendo così che la seconda ondata, in fondo, ci sia già stata. È d’accordo?

Che il virus circolasse già prima senza che noi lo sapessimo è verosimile. Stiamo raccogliendo dati sui ricoveri di dicembre e gennaio insieme ad altri ospedali, e università, lombardi e italiani ma anche esteri, per confrontare dati clinici e immagini radiografiche. Ma preferisco parlare di numeri seri, anche se l’impressione è quella...

L’emergenza è davvero finita?

Il coronavirus è una malattia sulla quale abbiamo imparato e stiamo imparando ancora giorno per giorno, nonostante non ci siano più nuovi ricoveri in terapia intensiva con questa patologia principale. Siamo partiti da una sindrome influenzale che assomigliava a una polmonite, ma in realtà c’era una complessità multiorganica, dalle trombosi alle insufficienze renali, alle emorragie, alle ischemie cerebrali e miocardiche, verosimilmente innescate da questo virus...

Riformuliamo la domanda: il virus si è quantomeno indebolito?

Sicuramente è meno presente e i pochi pazienti che arrivano e vengono ricoverati, o che scopriamo covid positivi perchè giunti in ospedale per altri problemi, hanno compromissioni meno gravi. Si è indebolito? Non lo sappiamo.

Si può dunque abbassare la guardia?

Assolutamente no. L’andamento dell’epidemia ha dimostrato che il distanziamento sociale e le mascherine, insieme al lockdown e alle chiusure, hanno ridotto la diffusione dell’infezione. Chi ha riaperto prima di noi si è già parzialmente ricreduto. Se adesso l’epidemia non riprenderà può essere per molte ragioni: la stagionalità delle infezioni virali, per esempio. Che cosa succederà in autunno e inverno? Non lo sappiamo, ma non possiamo farci cogliere di sorpresa. Rispettare le regole vuol dire che avremo un buon risultato di salute ma anche economico. Potremo affrontare meglio eventuali recrudescenze, se saremo “bravi” ancora per un po’.


© RIPRODUZIONE RISERVATA