«Il virus dopo una vita   a fianco dei deboli»
L’ingresso della Casa Beato Mazzucconi a Rancio dove vivevano i missionari del Pime

«Il virus dopo una vita

a fianco dei deboli»

Il dramma Padre Ballan, responsabile della struttura di Rancio, ricorda i sei fratelli stroncati da inizio anno. «Anni di impegno in Birmania e Brasile, ora sono uniti alla croce di Cristo. Possiamo essere missionari anche così»

Birmania e Brasile ma anche l’impegno nelle comunità italiane ogni volta che facevano ritorno dalle loro missioni. Intere vite al servizio dei più poveri, esistenze dedicate all’annuncio di Cristo e alla cura dei bisognosi, spesso dovendo esistere ai regimi violenti e dittatoriali che di volta in volta si susseguivano al comando dei paesi in cui prestavano la loro opera.

È stata questa la vita che avevano scelto i missionari Severino Crimella, Innocente Bentoglio, Mario Meda, Alfredo Di Landa, Sandro Schiattarella e Bruno Mascarin, i sei padri che si sono spenti a causa del Covid, da inizio anno a oggi, nella Casa Beato Giovanni Mazzucconi in via Monte Sabotino a Rancio, residenza del Pime che ospita i religiosi rientrati dalle loro missioni e in età ormai avanzata.

«Tra i bisognosi del mondo»

A ricordarne le figure e sopratutto le vite dedicate al servizio dei più deboli è padre Paolo Ballan che oggi è il responsabile della struttura: «Li conoscevo tutti bene, erano padri con 30 o 40 anni di missione alle spalle. Loro, come del resto l’intero istituto del Pime, avevano la vocazione di andare per il mondo per aiutare i più bisognosi. Alcuni, per esempio, sono stati in Birmania negli anni ’50-’60 per poi essere espulsi dal regime dell’epoca».

Quando sono tornati dall’esperienza brimana c’è chi è subito partito per il Sud America e chi è rimasto per qualche tempo in Italia: «Padre Crimella ha passato tanti anni in Brasile così come padre Bentoglio, di cui ieri abbiamo celebrato il funerale, che nel paese brasiliano è stato per 40 anni. Padre Meda invece, dopo essere rientrato in Birmania, ha creato il sistema di adozione a distanza ricevendo anche l’Ambrogino d’Oro. Inoltre, è stato anche uno dei principali personaggi che hanno fatto crescere il centro missionario di Milano».

Padre Ballan inquadra in questi termini l’ultimo periodo che i padri missionari passano al Pime di Lecco dopo un’intera vita dedicata alle missioni: «Ieri abbiamo celebrato la festa del beato Paolo Manna che in uno dei suoi scritti ricordava a tutti i missionari che c’è un momento di essere attivi, dunque seguire Gesù che annuncia il Vangelo e guarisce i malati, cioè le attività che si vivono in missione, ma c’è anche il momento della missione passiva, in cui unirsi alla Croce di Gesù, alla sua passione. Nel momento in cui si è inattivi perché non si può più lavorare, oppure nel momento in cui la sofferenza ci raggiunge, unirsi alla passione di Cristo è il modo in cui ancora si può fare missione e convertire. È questo il messaggio che stiamo vivendo qui nella comunità di Rancio: uniti alla croce di Cristo possiamo fare ancora missione anche in questo modo».

Continua la lotta contro il virus

Intanto nella struttura lecchese continua la battaglia contro il Covid: «Da noi – prosegue - non vengono trasferiti solitamente i padri che sono solo anziani, ma che hanno anche delle patologie che rende impossibile la loro permanenza nelle altre case dell’istituto. È questa una della ragioni per cui in questo momento la situazione nel nostro centro è difficile, perchè si tratta di confratelli che hanno patologie di partenza che li rendono più fragili».

La casa ospitava 42 persone prima di questi lutti: «I primi casi di Covid li abbiamo avuti a fine dicembre e ora siamo nel momento più impegnativo, più delicato. C’è una serie di confratelli che sta lottando contro la malattia e che si trova in uno stato fragilità di salute. Tutta la comunità è stata messa in quarantena e stiamo agendo come fossero tutti positivi, anche se non è così». Oltre ai sei decessi degli scorsi giorni un altro religioso è al momento ricoverato all’ospedale Manzoni.


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