Il vaccino, la salvezza

«Ricordate un anno fa?

C’erano i reparti pieni»

L’esperto Mario Tavola dirige la Terapia Intensiva di Lecco. «I No Vax sono pochissimi, soltanto molto rumorosi. Dico grazie al 90% dei lecchesi che si è protetto»

Il vaccino, la salvezza «Ricordate un anno fa? C’erano i reparti pieni»
Dentro il reparto di terapia intensiva del Manzoni

Solamente due i ricoverati Covid in terapia intensiva a Lecco. Non grandi numeri, insomma. Eppure, strisciante, la paura di una riapertura di altri posti letto c’è, visto che il contagio sta di nuovo, lentamente ma inesorabilmente, aumentando.

Mario Tavola, primario di Terapia Intensiva al Manzoni, non è però preoccupato. Per ora. «Aumenti di casi non ce ne sono, per ora. Abbiamo sempre 2-3 ricoverati Covid in rianimazione, che cambiano. Siamo abbastanza stabili e anche in Regione è così. Infatti non ci sono più di 60 ricoverati in tutta Lombardia per quanto riguarda le terapie intensive». Il che, però, non fa abbassare la guardia al primario. Anzi. Il caso Inghilterra è lì da vedere: «La terza dose è utile e dunque necessaria. Non dobbiamo certo abbassare la guardia, anzi. Gli inglesi avevano vaccinato massicciamente ma con un numero di dosi minore: molte prime dosi e poche seconde. E poi non usano mascherine negli ambienti chiusi… La differenza tra i nostri e i loro numeri penso sia principalmente data da questi due fattori differenti».

L’appello

La gente anche in Italia, però, non rispetta più distanziamento e uso delle mascherine: «Facciamo tutti il nostro dovere. Questo è l’unico appello da lanciare. Io poi sottolineerei il valore di tutte le persone, il novanta per cento della popolazione lecchese, che si sono vaccinate. Centinaia di migliaia di persone opposte alle poche migliaia che non l’hanno fatto. Sottolineiamo le positività e non le manifestazioni No Vax. Sono pochissimi e rumorosi, ma se si dà loro spazio, perché non darlo a tutti quei cittadini che, secondo me, stanno facendo la differenza andando a vaccinarsi, usando le mascherine e distanziandosi? Sono stanco di sentire solamente reportage su chi non vuole il vaccino, il Green pass e la mascherina. Io sto dalla parte di chi, ovvero la schiacciante maggioranza, sta salvandoci dalla pandemia».

Tavola non ha paura di dire che nel suo reparto ci sono solamente non vaccinati. Anche se il “paradosso” dei vaccinati presto porterà più vaccinati che non, in corsia. Per il semplice fatto che 9 lecchesi su 10 hanno ricevuto il vaccino e, dunque, è statisticamente più probabile che capitino loro in ospedale, in numeri bassi, rispetto a quel dieci per cento di non vaccinati. «Per ora continuiamo a vedere esclusivamente non vaccinati nel mio reparto. In generale ci sono anche vaccinati in ospedale, ma non in terapia intensiva. Comunque con malattie non così gravi come quelle che a volte troviamo tra i non vaccinati. Torniamo a un anno fa di questo periodo: eravamo già alla seconda ondata e avevamo grossi problemi sulla gestione del numero dei pazienti, dei ricoverati, dei ricoveri in terapia intensiva. A fine ottobre 2020 riconvertimmo rianimazioni non Covid in Covid. Oggi siamo a livelli bassissimi. La differenza del risultato della vaccinazione è evidente. Se non ve lo ricordate a novembre 2020 la scuola era in Dad, didattica a distanza».

Cure? Ancora no

A sottolineare che solo il vaccino può dare risposte al bisogno di fermare il virus, c’è anche il fatto che per Tavola non ci sono ancora cure valide: «Non ci sono. Punto. Siamo nell’ambito delle cure sperimentali. Gli anticorpi monoclonali? Fanno parte di quelle ricerche e di quegli studi dei quali ancora non si hanno numeri sufficientemente grandi per poter prendere decisioni. Si usano questi farmaci ancora all’interno dei protocolli, ma non ne è dimostrata l’efficacia e si usano solo quando un paziente rientra in certi canoni. Per esempio vanno usati solamente nei primi sette giorni dalla comparsa dei sintomi… Da noi, in rianimazione, non si usano quasi mai proprio per questo motivo».

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