Il pusher interrogato dal Gip

«Volevo scappare non investirlo»

Convalidato l’arresto del giovane per il tentato omicidio di un poliziotto: resta in carcere - «Non l’ho visto quando ho ingranato la retromarcia»

Il pusher interrogato dal Gip «Volevo scappare non investirlo»
I soccorsi dopo l’investimento dell’agente

«Quando ho ingranato la retromarcia non avevo visto che ci fosse una persona dietro la mia macchina. Ho cercato di scappare, di fronte a me c’era l’auto civetta della polizia ma non volevo investire nessuno».

Questo il racconto di Soufiane Moustapha Amine, 19 anni, al gip Alessandra Clemente nel corso dell’interrogatorio per la convalida del fermo per il tentato omicidio di Sebastiano Pettinato, 32 anni, il poliziotto della Squadra Mobile di Lecco che è in coma all’ospedale Sant’Anna dopo essere stato investito dal pusher in fuga. In realtà per il giovane marocchino si trattava di un doppio interrogatorio, quello di garanzia per l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per lo spaccio di sostanze stupefacenti, ma per questa si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Lo conferma il suo avvocato difensore, il legale Amedeo Rizza di Milano, che riferisce anche altri particolari dell’interrogatorio per la convalida: «Il mio assistito, quando ha saputo dagli organi di stampa, che aveva investito un poliziotto in borghese e che era ricercato, aveva deciso di costituirsi. Sabato pomeriggio mi aveva contattato telefonicamente e avevamo deciso che sarebbe venuto nel mio studio a Milano domenica pomeriggio, poi saremmo andati insieme in Questura. Gli agenti lo hanno arrestato sabato sera in zona San Siro».

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