Il Pil italiano “fermo”   «Brutta notizia per il Lecchese»
L’imprenditore Castagna teme ricadute negative sull’occupazione nel Lecchese per il Pil fermo

Il Pil italiano “fermo”

«Brutta notizia per il Lecchese»

L’imprenditore Natale Castagna della Novatex prevede ricadute negative anche per la nostra provincia

Il rialzo del Pil dello 0,2% ha lasciato tutti molti delusi a partire dal Governo. Ci si aspettava qualcosa di più; si era orientati a credere che la nostra economia si fosse sbloccata e che l’individuazione di qualche segnale positivo potesse essere confermato dai fatti. Invece, il timidissimo aumento del Pil, registrato dall’Istat per il secondo trimestre del 2015, ha deluso non poco. Chi si fa interprete di questa delusione è Natale Castagna, della Novatex di Oggiono, l’azienda che produce reti per roto presse e che fa parte di un gruppo internazionale da oltre 300 milioni di fatturato. Castagna si trova in Israele per lavoro e pare che per lui non sia una novità,

«Gli israeliani non sanno cosa sia il ferragosto, qui anche il 15 agosto si lavora». Anche se è all’estero, Castagna ha seguito gli ultimi sviluppi della nostra economia e non è certo contento: «Quello 0,2% mi lascia perplesso, sono preoccupato per l’Italia e per il nostro territorio». In effetti, non ci sono molti commenti da fare; vengono invece spontanee alcune domande: «Di fronte ad un Pil che non cresce, viene da chiedersi se questa benedetta ripresa ci sia o no. E’ legittimo domandarsi se la crisi sia finita o se ci siamo ancora dentro e soprattutto cosa si debba fare per ripartire veramente. Oggi ci vogliono certezze in questo senso, altrimenti credo ci aspetti un futuro poco confortante. Quello 0,2% può essere momentaneo, bisognerebbe capire - e qualcuno ce lo dovrebbe spiegare - da dove nasce, ma se lo prendo per buono, visto che è un ministro a confermarmelo, allora non la vedo molto bene. Quello che mi preoccupa di più è la ricaduta sul territorio, perché se la situazione è questa finiremo per pagare dazio; ovvero continueremo a faticare e la disoccupazione non diminuirà».

A proposito di occupazione, Castagna sottolinea le contraddizioni che stiamo vivendo: «Ci hanno detto sino all’altro giorno che l’occupazione stava aumentando, che i posti di lavoro a tempo indeterminato aumentavano, ma questo non quadra con quello 0,2%. Un’altra domanda che mi pongo è proprio questa: l’occupazione sta aumentando veramente o sono numeri gonfiati? E ancora, tutto quello che sta facendo Mario Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea, sta servendo a qualcosa? E le banche come si comporteranno da settembre in poi? Se non rispondiamo a questi interrogativi siamo un’altra volta fermi». Natale Castagna passa gran parte del suo tempo all’estero, conosce la realtà europea e internazionale, ed anche questo gli consente di fare un confronto tra la nostra economia e quella degli altri Paesi: «Spiace dirlo ma c’è un mondo che va ad un’altra velocità. Dal punto di vista finanziario c’è lo yuan, la moneta cinese, che vuole affermarsi come una delle monete che reggono il confronto con il dollaro e non oso pensare cosa sarebbe successo se la sua triplice svalutazione fosse avvenuta a settembre invece che ad agosto. Ci sono, poi, paesi come l’India ed il Brasile che continuano ad andar forte, mentre Russia e Cina stanno pagando le fibrillazioni politiche. Ma anche nazioni europee come la Germania, la Francia e la stessa Svizzera hanno un altro passo rispetto al nostro. E noi non possiamo non misurarci con quelle realtà in un mondo globalizzato».

Tutte considerazioni che giustificano le perplessità di Castagna sul nostro futuro: «Credo che il Governo non si debba limitare a dare i numeri di questa crescita che non arriva, qui bisogna chiedersi cosa si debba fare per essere alla pari delle altre nazioni. Se non lo faremo temo che i prossimi mesi di settembre e di ottobre saranno duri e le ricadute sul nostro territorio sono quelle che mi preoccupano di più. A mio modo di vedere non esiste un modello unico e preciso, bisogna ricercare sempre qualcosa di nuovo, giorno per giorno. Oggi i tempi si sono ridotti a meno di zero, le risposte vanno date in tempo reale. Anche per questo bisogna smarcarsi dai luoghi comuni, dagli stereotipi. I modelli legati al facile ritornello del “così fan tutti” ci porterebbero solo al disastro. Noi dobbiamo impegnarci per dare al territorio tutto quello che possiamo anche per garantire ai giovani un futuro, ma anche il governo deve scegliere linee precise per smarcarsi da una situazione stagnante che non lascia presagire nulla di buono».


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