Il City Angel arrivato col barcone  «Lecco, la mia città»
Djibril Balde, vice caposquadra dei City Angels lecchesi

Il City Angel arrivato col barcone

«Lecco, la mia città»

La storia: prima la tendopoli al Bione, poi un lavoro - «Ai poveri posso regalare il mio tempo e il mio cuore. È un modo per ringraziare dell’aiuto che ho ricevuto»

«Forse non ho niente da dare ai più poveri, ma posso regalare loro il mio tempo e il mio cuore, come è accaduto a me quando avevo bisogno. Lecco? Non so se è la città più bella del mondo, so che è quella che amo, dove sogno di veder crescere una famiglia e figli miei». Djibril Balde ha 23 anni, ne ha passato uno intero in quella che era la tendopoli del Bione e oggi è uno dei vice capisquadra dei City Angels lecchesi, orgoglio della formazione capitanata da Marco Visentin.

Un bel traguardo per Djibril che, proprio a proposito di traguardi, ne ha raggiunto uno ieri da non sottovalutare. «Sono appena stato in Questura – racconta col suo sorriso contagioso – il mio permesso, che scadeva il prossimo 9 febbraio, non è più per ragioni umanitarie. Ora è legato al mio lavoro, perché da 9 mesi ho un lavoro».

E, oltre all’occupazione in una nota gelateria del centro, Djibril trova anche il tempo per presidiare da City Angel le strade lecchesi. “«Lo dovevo fare, in cambio di tutti gli aiuti che ho ricevuto quando sono arrivato qui. Razzismo? Ognuno incontra questa o quella persona. E’ sbagliato giudicare in senso assoluto. Lo dico sempre anche nelle scuole, dove spesso mi invitano a raccontare la mia storia».

Djbril arriva in Italia nell’agosto 2015, a soli 17 anni. La traversata in mare non è stata nulla in confronto al tremendo pericolo libico. «Una terra senza governo in cui la gente tiene le pistole in casa per difendersi. Se solo ti prendono per uno che qualche soldo già lo ha, ti buttano in galera e iniziano a picchiarti, magari con la tua famiglia che intanto sta all’altro capo del telefono. A un mio amico è successo. Se l’è cavata, ma non è più lo stesso». Poi, l’arrivo in Sicilia, lo smistamento immediato sui bus già pronti al porto. Uno di loro lo porta dritto a Lecco, al Bione. «Non c’erano ancora i container, c’erano le tende: è stata dura – commenta Djbril senza perdere il consueto sorriso – per fortuna che c’era il gruppo di Lezioni al campo».

Passa il tempo e Djibril riesce a passare il colloquio a Milano: richiesta di asilo accettata, per motivi umanitari. Da allora sono trascorsi esattamente due anni. Il ragazzo ha fatto strada, ha trovato casa e lavoro e, al primo momento di serenità, ha deciso di ridare almeno un po’ del calore ricevuto. «Un mio insegnante al campo era anche City Angel. Li conoscevo bene, li vedevo in stazione e in centro città a dare cibo e aiuti ai bisognosi. Ho chiesto loro se potevo entrare».

C’è entrato eccome, Djibril: oggi è addirittura vice caposquadra. «Non ho soldi da offrire ai bisognosi – racconta il ragazzo – ma cuore e tempo sì. Li vediamo, le sere. Tanti ci domandano e ci parlano prima ancora di ricevere cibo o bevande calde. Hanno paura che, una volta offerte, ce ne andremo. Chi mi ha colpito di più? Una ragazza, in ospedale. Parlava tra sé e sé come ad un’altra persona, le era stato tolto il figlio. Quando vedi queste cose non riesci a non pensare alla tua famiglia, alle tue sorelle».

Una cosa è certa, Djibril è già sulla buona strada per conquistarsi la sua fetta di lecchesità. «Sto imparando qualche frase in dialetto, tipo “vo a laurà” e sono già stato sul San Martino».

E sulla città in quanto tale? «Forse Lecco non sarà la più bella in assoluto, ma è la città che amo di più, perché mi ha accolto e mi ha concesso di poter pensare a un mio futuro qui. Il sogno? Farmi una famiglia, passeggiare con i miei bambini sul lungolago».


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