Il caro bollette e le imprese
Contributi dalla Regione

Energia Il pacchetto di aiuti punta ad aiutare le attività con progetti per ridurre i consumi

Sessantaquattro milioni di euro. È il volume delle risorse racchiuse nel nuovo pacchetto di misure varato da Regione Lombardia per supportare le Mpmi alle prese con interventi di efficientamento energetico. Alle imprese artigiane, nello specifico, sono destinati 22,3 milioni di euro come contributi a fondo perduto fino al 50% della spesa per progetti di ammontare minimo di 15mila euro, nel limite massimo di 50mila euro.

Il provvedimento è stato accolto positivamente dal presidente di Confartigianato Imprese Lecco, Daniele Riva, che si è espresso a nome della categoria. «Apprezziamo lo sforzo di Regione Lombardia: le risorse stanziate non risolveranno il problema ma sono il segnale dell’attenzione dell’assessorato per gli artigiani e le pmi».

L’aspetto fondamentale sul quale è necessario concentrare l’attenzione è però, secondo lui, quello della competitività delle imprese sul mercato internazionale. «Le bollette bollenti rischiano di rappresentare una pesante palla al piede che di fatto già sbilancia una competizione che ha orizzonti sempre più ampi. Per quanto le aziende potranno produrre in perdita? Quasi il 30% dichiara di farlo. La marginalità è essenziale alla loro sopravvivenza, alla capacità di investire in capitale umano e innovazione perché lo sguardo al futuro non è un’opzione».

L’Osservatorio mpi di Confartigianato Lombardia evidenzia come l’elevato prezzo delle componenti energetiche rappresentasse già prima dello scoppio della guerra una criticità rilevante per oltre il 60% delle imprese artigiane, quota che si attestava a livelli maggiori per le manifatturiere.

Tale condizione – il balzo dei prezzi delle commodities energetiche – portava già a inizio anno la maggior parte dell’artigianato lombardo (54,4%) ad assorbire i maggiori costi per lo più riducendo i margini e scaricando una parte sul cliente finale, aumentando solo parzialmente i listini. Prima di arrivare a questo passo, molti hanno adottato azioni di ottimizzazione e di riduzione al minimo degli sprechi e dei consumi: oggi nel 28,7% dei casi si lavora in perdita, il 14,3% riduce o modifica l’orario di lavoro e il 6,3% sceglie di non adempiere a contratti in essere.

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