«I positivi dimenticati  nelle case di riposo»
La situazione in molte case di riposo resta preoccupante

«I positivi dimenticati

nelle case di riposo»

La denuncia I sindacati segnalano i tanti ospiti che potrebbero essere contagiati e le carenze nella prevenzione. «Sono sempre più numerosi anche i malati senza tampone e abbandonati a sé stessi nelle proprie abitazioni»

I casi di cittadini abbandonati a sè stessi si moltiplicano a dismisura. Quello che all’inizio dell’epidemia sembrava un’eccezione riguardante solo le aree colpite in modo più drammatico ora è diventata praticamente una regola ovunque.

Le persone che si ammalano, a prescindere dalla positività o meno al tampone (che generalmente non viene fatto se non nei casi più critici, a prescindere da quanto sostiene la Regione), finché non presentino sintomi pesanti in termini di difficoltà respiratorie, devono restare a casa. E, all’interno del loro domicilio, provano a limitare i contatti con le persone che condividono gli stessi spazi.

Sottostimato

Anche per questo motivo, il dato di morti risulta evidentemente sottostimato, come appare ormai chiaro da tutte le analisi fatte anche altrove con il raffronto della media dei morti degli anni scorsi con il numero di decessi di quest’anno.

Tra chi si ritrova a casa a fronteggiare l’infezione anche pazienti che vengono rinviati al loro domicilio nonostante la presenza di altre patologie che ne compromettono la mobilità. Su questo tema, per chiedere chiarimenti e presentare una serie di proposte, i sindacati confederali, le rispettive categorie pensionati e le Rsa hanno chiesto un incontro al prefetto Michele Formiglio. I sindacalisti avevano anticipato nei giorni scorsi una lettera, evidenziando i loro timori e la necessità di un intervento.

«Si registrano quasi ovunque casi di positività tra gli ospiti e appaiono determinanti i tempi di reazione delle singole strutture – hanno scritto Diego Riva (Cgil), Mirco Scaccabarozzi (Cisl), Salvatore Monteduro (Uil) -. L’iniziale sottovalutazione della gravità e della capacità di diffusione del virus e la difficoltà a reperire idonei dispositivi di protezione (distribuiti in quasi tutte le strutture in ritardo e ancora oggi risultano insufficienti in alcune) ha determinato rischi importanti per gli ospiti, per i familiari e per i dipendenti delle Rsa».

Ad aggravare la situazione, anche i tamponi che vengono fatti col contagocce, anche in presenza di una sintomatologia compatibile (e non solo nelle Rsa), mentre alcune strutture hanno avuto «un forte ritardo nel definire procedure interne adeguate».

In attesa dell’incontro con il prefetto, i sindacati (le segreterie generali con le categorie Pensionati e Funzioni pubbliche) hanno chiesto quindi interventi perché nelle case di riposo «si adottino le protezioni, le soluzioni organizzative e le procedure necessarie per arginare il contagio e per garantire il diritto alla salute e alla sicurezza degli ospiti e del personale».

Gruppo consiliare

Sulla questione, e in particolare alle persone che necessitano di assistenza continua ma sono state rimandate a casa, si sono espressi anche Alberto Anghileri e i membri del gruppo consiliare ”Con la sinistra Cambia Lecco”, che hanno chiesto che «si trovino soluzioni adeguate per non abbandonare presso il loro domicilio» questi cittadini. «Il problema sta assumendo anche nelle Rsa del nostro territorio contorni drammatici. Gli anziani ricoverati sono in genere persone fragili, affette da pluripatologie e per questo più esposti. A ciò si aggiunge il distacco dai parenti che rende ancora più dolorosa la loro permanenza nella struttura».


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