Globalizzazione

La sfida del lavoro

Presentato il Rapporto sull’economia realizzato dal Centro Einaudi a cura di Mario Deaglio

Globalizzazione La sfida del lavoro

La globalizzazione rallenta o forse cambia pelle, rompendo così quello schema in cui, nella sua età d’oro dei primi anni Novanta, ad elevati tassi di crescita del Pil mondiale corrispondevano livelli ancor maggiori di scambi commerciali, con benefici per i produttori del Sud del mondo ma anche alle imprese del Nord.

La crisi economica iniziata dieci anni fa ha cambiato gradualmente le carte in tavola, portando gli osservatori a chiedersi se la globalizzazione stia arrivando al capolinea o se stia solo assumendo nuove forme sulla cui base si riorganizzeranno varie politiche, comprese quelle sull’occupazione.

Il nuovo cambiamento in atto è il punto a partire dal quale gli analisti del Centro Einaudi hanno osservato sul lungo periodo problemi e opportunità, mentre la focalizzazione sui fatti geopolitici ed economici del 2017 evidenzia nuovi scenari per l’Europa e per l’Italia.

Se ne è parlato ieri in Camera di Commercio in occasione della tappa lecchese della presentazione del “XXII Rapporto sull’economia globale e l’Italia” dal titolo “Un futuro da costruire bene” (Ed. Guerini e Associati), realizzato dal Centro Einaudi col sostegno di Ubi Banca. L’indagine a cura di Mario Deaglio è stata realizzata coi contributi di Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Giuseppe Russo e Giorgio Vernoni.

I lavori si sono aperti con i saluti del presidente della Camera di Commercio di Lecco, Daniele Riva, e del responsabile della macro area territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca, Luca Gotti, mentre i contenuti dell’indagine sono stati illustrati e commentati da Giorgio Arfaras. L’evento si è chiuso con un dibattito moderato da Diego Minonzio, direttore de “La Provincia” e con i saluti di Giovanni Abati, direttore territoriale Lecco e Como di Ubi Banca.

Tre le aree considerate da Arfaras nella presentazione: le mutazioni strutturali di lavoro e capitale introdotte dalla globalizzazione, il ruolo dell’Europa e dell’Italia e le possibili vie d’uscita per consolidare la crescita.

«Oggi - ha sottolineato Arfaras - visto che tutto ciò che era globalizzabile lo è stato, stanno riemergendo le prerogative locali che per troppo tempo hanno ceduto il passo a quelle globali. A ciò si aggiunge il fenomeno legato a nuove debolezze che si intravvedono nell’economia Usa. Ciò in aggiunta a una disoccupazione che in Usa e Ue, se si considera anche chi fa lavoretti o ha smesso di cercare lavoro, è doppia rispetto alle cifre ufficiali, intorno al 10% in Europa».

Tre le possibilità per uscire dalla disoccupazione strutturale: «La via neo laburista - ha detto Arfaras -, del tipo in linea col nostro Pd che punta alla riqualificazione delle competenze sulle nuove tecnologie. Secondo, il protezionismo alla Trump. Terzo, il reddito di cittadinanza sul modello, per capirci, dei Cinquestelle».

Ma la via giusta per il rilancio di economia e lavoro sta «nel rilancio degli investimenti, e soprattutto di quelli infrastrutturali». E alle ipotesi di deriva sociale per l’andamento delle vicende economiche Arfaras ha sottolineato un quadro delicato, in cui tuttavia «non ci sono rischi di destabilizzazioni sul genere anni Trenta o di deragliamento dell’economia, visto che le decisioni sono prese da milioni di consumatori e di imprenditori, non tanto dal teatro della politica».

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