Focolaio all’Airoldi e Muzzi

Cinquanta persone positive

L’emergenzaFortunatamente nessuno sarebbe grave, si tratta di 38 ospiti e 12 operatori della casa di riposo. Il presidente Canali: «Chiuso il padiglione Resegone. In corso i controlli, mentre sono iniziate le vaccinazioni»

Un focolaio inatteso quello dell’Airoldi e Muzzi. Un focolaio che nessuno si aspettava a causa dell’estremo rigore che operatori e dirigenti hanno sempre riservato alla sicurezza dei loro ospiti.

Eppure 50 persone, 38 ospiti e 12 operatori, sono rimasti contagiati. Nessuno è grave, nessuno richiede ospedalizzazione. Ma rimane il timore. E il presidente dell’Iram (istituti riuniti Airoldi e Muzzi) Giuseppe Canali, è sconsolato: «Noi andavamo benissimo, non bene. Andavamo via lisci, senza contagi. Ma probabilmente un operatore ha portato il virus dentro, naturalmente senza saperlo e accorgersene, in una strettissima finestra temporale tra un controllo e l’altro».

«Esploso in otto giorni»

«Nell’arco di otto giorni è esploso il focolaio. È limitato al padiglione Resegone, per cui la situazione sembra sotto controllo. Anche perché non ci sono casi gravi. Un paio di piani di questo padiglione ora sono isolati. Facciamo i tamponi rapidi tutte le mattine, per andare sul sicuro. Un padiglione intero è sotto controllo. Meglio spendere un po’ di soldi che far avanzare il contagio. Nell’arco di una ventina di giorni l’allarme dovrebbe rientrare». Le condizioni degli ospiti (oltre che degli operatori) sono sotto controllo: «Alcuni hanno un po’ di febbre. Altri no e sono asintomatici. Sono nella loro camera, ma possono muoversi sul loro piano. Non devono uscire da lì. Il personale mentre prima era interscambiabile, oggi è costituito da una squadra fissa per quest’area. Gli operatori positivi sono a casa. Se abbiamo aumentato i Dpi? Non li abbiamo mai ridotti. Ora c’è una concentrazione e un’attenzione maggiore nell’usarli, in quel reparto».

Il morale, comunque, è alto, all’interno dell’Iram: «Non ci voleva. In dieci giorni vacciniamo tutti e 318 gli ospiti e poi i 340 dipendenti. Ecco perché siamo stupiti del focolaio. Eppure il maledetto virus è passato tra le nostre maglie. I nostri ospiti non vedono nessuno da fine febbraio dell’anno scorso, per cui vedono solo i dipendenti. A parte le tre postazioni di visite protette, dietro i vetri. La chiusura totale è di febbraio 2020». Il presidente Canali punta tutto sulla vaccinazione: «È più importante vaccinare che pensare ai tamponi in questo momento. Con i vaccini speriamo di uscire da questa situazione entro un mese. E poi vaccinare anche i positivi di oggi che si saranno negativizzati. I richiami? Sono da programmare con l’ospedale, dopo 21 giorni però. Le prime dosi le avevamo somministrate il giorno 7, per cui da fine mese in poi riceveremo dall’Asst e dalla farmacia dell’ospedale le altre. I vaccini li danno loro, di solito cento alla volta. Speriamo il più in fretta possibile dopo il periodo d’attesa che è dovuto. Ci garantirebbe ancora di più.. Speriamo poi nell’arco di una ventina di giorni che si possa sistemare la faccenda del focolaio».

Caso emblematico

Il caso dell’Iram è emblematico di come questo virus, anche laddove si fa di tutto per tenerlo fuori dalla porta, si possa insinuare. E con grande timore da parte di tanti anziani così fragili e in là con l’età. Per questo Canali non si stupisce della zona rossa: «Per fare festa ci ritroviamo ancora con questa zona rossa. Evidentemente non abbiamo capito nulla, ma io vedevo la gente che girava come impazzita per le feste. Era inevitabile… Noi siamo un anno che siamo chiusi dentro eppure teniamo duro».


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