Febbre del Nilo? Non a Lecco  «Ma noi siamo pronti»
La zanzara del Nilo da noi non è ancora arrivata

Febbre del Nilo? Non a Lecco

«Ma noi siamo pronti»

Dopo i casi in Veneto La malattia dalle nostre parti non è ancora arrivata
Bisogna rivolgersi al pronto soccorso in caso di febbre alta e persistente

La febbre del Nilo, o, meglio la West Nile, portata dalle zanzare, a Lecco non fa paura. I casi di morte del Nord Est non sono geograficamente lontani, ma la malattia dalle nostre parti non è (ancora) arrivata.

Il che non vuol dire che non lo farà, ma la rete di protezione stesa dall’Asst di Lecco è pronta ad affrontare questa eventualità. Paolo Bonfanti, responsabile del servizio malattie infettive dell’ospedale Manzoni di Lecco garantisce: «Il virus è arrivato in Italia da diversi anni tanto è vero che il Ministero ha un programma di sorveglianza veterinaria, sugli animali, oltre che sugli umani, sempre attiva. La malattia, se arriverà, lo farà prima negli animali e poi eventualmente sarà trasmessa dagli animali alle zanzare che la porteranno a noi umani. Il che non è del tutto scontato avvenga anche da noi».

Nei giovani non ci sono problemi

Ma ci si può accorgere di questo West Nile Virus dai sintomi?«Forme febbrili importanti vanno presentate al pronto soccorso, come sempre. Se si sospetta anche una meningite scatta il protocollo di invio di un campione di sangue per cercare la West Nile. Però c’è da stare tranquilli. Se diventeremo zona dove circola il virus, informeremo la popolazione. E in persone giovani o che stanno bene non ci sono problemi».

Nel 90 per cento dei casi si tratta di una malattia che ha una presentazione clinica molto ampia. «In una percentuale importante di casi, diciamo il cinquanta per cento di essi, non ci si accorge neanche di aver sviluppato l’infezione. Quest’anno la West Nile ha fatto notizia per i casi di morte in Veneto, ma la maggior parte dei casi sono asintomatici. Vengono fatti dei controlli sui donatori di sangue perché appunto uno spesso non riferisce neanche la malattia. A volte si presenta con un quadro febbrile difficilmente distinguibile da una banale influenza e soltanto in una percentuale del dieci per cento, minore ma significativa, si presenta come meningite o meningoencefalite. Chiaramente queste forme in soggetti di età avanzata, uno dei principali fattori di rischio, o in pazienti che hanno malattie oncologiche (in particolari leucemie e linfomi), o, ancora pazienti immunodepressi come quelli sottoposti a trapianto d’organo, la malattia, che è neuroinvasiva, diventa pericolosa. Anche in pazienti con malattie croniche gravi (diabete, patologie renali croniche avanzate), è pericolosa».

I vettori del virus sono gli uccelli

A Lecco casi non ce ne sono mai stati. Una cosa è sicura: non è l’uomo ad aver diffuso la malattia:«L’uomo è l’ospite terminale della malattia, ma non può trasmetterlo. Sono gli uccelli, in primis, i vettori del virus. É una malattia tipicamente africana, endemica di quel continente, ma non è sicuramente stata portata dagli immigrati. C’è stata un’epidemia importantissima negli Stati uniti proprio per la migrazione degli uccelli e non certo per gli sbarchi che abbiamo in Italia».


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