Etichetta d’origine per latte

«Un grande risultato»

I commenti soddisfatti degli allevatori di Lecco, Trezzi (Coldiretti): «Una tutela per i nostri produttori, Una garanzia di qualità per i consumatori»

Etichetta d’origine per latte «Un grande risultato»

«Un risultato storico per gli allevatori di Lecco-Como, come per tutta l’Italia. Non solo l’Italia agricola: è soprattutto una vittoria di trasparenza, di diritti dei consumatori a conoscere quanto si porta in tavola».

Fortunato Trezzi (presidente di Coldiretti Lecco e Como) e Raffaello Betti (direttore) commentano così l’annuncio sull’obbligatorietà dell’etichettatura d’origine per il latte. A Milano erano centinaia gli allevatori e gli imprenditori agricoli scesi con diversi pullman da tutte le zone delle due province lariane, insieme alle migliaia di partecipanti al Milk world day celebrato dalla Fao in tutto il mondo.

Cosa succederà dopo il provvedimento? Il via libera all’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte e dei derivati come formaggi o yogurt risponde innanzitutto alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del ministero dell’Agricoltura in più di 9 casi su 10 – sottolinea il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo - considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione.

«Un risultato che – rimarcano Trezzi e Betti - giunge a undici anni esatti dall’introduzione dell’obbligo di indicare l’origine per il latte fresco fortemente voluto dalla Coldiretti anche per sostenere i consumi di un alimento fondamentale nella dieta degli italiani. Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, venduti in Italia, sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa, perché fino ad oggi, non era obbligatorio riportarlo in etichetta».

«Il milione e settecentomila mucche da latte presenti in Italia possono mettere la firma sulla propria produzione di latte, formaggi e yogurt che – sottolinea la Coldiretti - è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 49 formaggi a denominazione di origine realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione».

Ad essere tutelati sono anche i consumatori italiani che hanno acquistato nel 2015 - secondo una analisi della Coldiretti - una media di 48 chili di latte alimentare a persona mentre si posizionano al settimo posto su scala mondiale per i formaggi con 20,7 chilogrammi per persona all’anno dietro ai francesi con 25,9 chilogrammi a testa, ma anche da islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta - continua la Coldiretti - salva dall’omologazione l’identità di 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni».

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