Divieti anti Covid  Gestori divisi  sul “coprifuoco”
Dopo le 18 solo servizio al tavolo. Un’immagine dei locali di piazza XX Settembre nel tardo pomeriggio di ieri: regole rispettate dai clienti

Divieti anti Covid

Gestori divisi

sul “coprifuoco”

Lecco Chiusura dei bar a mezzanotte, qualcuno è d’accordo. «Si perde in fatturato ma si guadagna in sicurezza»

Chiusura anticipata alle 24 e a partire dalle 18 servizio soltanto al tavolo. Sono queste le nuove regole imposte dalla nuova ordinanza anti-Covid della Regione. Chicca Brambilla delll’Hemingway di piazza XX Settembre a Lecco: «Noi da quando abbiamo riaperto a maggio facciamo soltanto servizio ai tavoli. Vietato in qualsiasi caso, anche per il solo semplice caffè quello al bancone. Quindi questo aspetto ci tocca meno. Quello che inciderà per noi è la chiusura a mezzanotte quando solitamente chiudiamo alle 2 di notte. Come sempre ci uniformeremo alle decisioni prese, anche se non capisco il senso di questa misura».

«Sarà davvero utile?»

Per la titolare del bar potrebbe essere controproducente: «I ragazzi non hanno paura del Covid e quindi continueranno a rimanere in giro, si ritroveranno sulle panchine o a casa di qualcuno, non certo rientreranno prima. Il risultato che si ottiene in questo modo è quello di spaventare le altre persone, come la signora che veniva a prendere la cioccolata alle 17 e ora non verrà più perché vede che sono state imposte nuove limitazioni». Concorde invece con le misure prese dalla Regione, Marco Valsecchi dello Shamrock: «Già dalla pubblicazione del Dpcm del 15 ottobre, che non si sapeva bene da quando sarebbe entrato in vigore, noi ci siamo attenuti ai nuovi orari chiudendo a mezzanotte. Sono d’accordo con queste regole e con le ulteriori limitazioni della Regione. Nonostante una perdita di fatturato che stimo attorno al 30%, per un locale come il mio che lavora tanto dopo mezzanotte, è chiaro che permette, a me e ai miei dipendenti, di operare con più serenità e sicurezza. Lo abbiamo visto in queste sere».

Una misura che però altri non comprendono: «Chi vive la realtà dei bar e dei locali – continua Valsecchi – sa che dopo una certa ora, quando magari qualcuno ha bevuto un po’ troppo, il livello di attenzione dei clienti inevitabilmente cala e quindi sono meno attenti a mascherine e distanze». Il timore di ulteriori restrizioni c’è: «Io posso dire che in queste due sere, applicando alla lettera le regole, nel mio locale il rischio di contagio era sottozero. La paura di nuovi limiti agli orari c’è, ma io mi auguro si faccia una valutazione serena e attenta della situazione. Non ha senso imporre la chiusura alle 22, anche perché significherebbe per pub e ristoranti sostanzialmente non lavorare. La chiusura elle 24 invece, pur con una perdita economica, permette alle attività di andare avanti. Un nuovo lockdown per molti sarebbe non sostenibile, anche perché difficilmente stavolta lo Stato riuscirebbe ad aiutarci».

L’inverno e i tavolini

Un provvedimento che per molte attività del centro città “colpisce” soprattutto l’ora dell’aperitivo, come racconta Johanna Zambrano del bar Caffeina di via Roma: «Noi chiudiamo alle 20 e facciamo principalmente caffetteria. Per quelle due ore dovremo far star seduti i clienti ai tavoli, ma non ci causa un grande problema. Al di là degli orari, il nostro problema riguarda la stagione invernale e il fatto di non poter più sfruttare i tavolini esterni. Questo significa che possiamo avere al massimo una decina di clienti in contemporanea, sempre che qualcuno di loro sia un congiunto, altrimenti meno. Questo è un tema delicato anche per quel che riguarda il comportamento dei clienti, che sono sempre rigorosi con le mascherine e ci aiutano molto nel rispettare le regole: diversi però entrano nel locale anche se è già pieno invece che aspettare fuori. Non se ne rendono conto».


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