Ditte artigiane meccaniche  Anche a Lecco contratto sul tavolo
Il contratto degli artigiani del metalmeccanico è scaduto dal 2018. La Cgil ha presentato la piattaforma

Ditte artigiane meccaniche

Anche a Lecco contratto sul tavolo

Presentata la richiesta della Cgil, proposta una busta-paga più pesante dell’8% - E poi l’accesso a welfare integrativo

È tempo di rinnovo del contratto, per gli artigiani del metalmeccanico. Un rinnovo per il quale, approntata la piattaforma con una serie di assemblee anche in provincia di Lecco, è pronto l’avvio della trattativa.

Si tratta ovviamente di un momento importante per le migliaia di lavoratori lecchesi del comparto metalmeccanico a libro paga delle aziende artigiane, le cui richieste sono state messe nere su bianco e verranno discusse sui tavoli nazionali con l’obiettivo di ottenere progressi non solo come salario ma anche sotto il profilo del riconoscimento di altri diritti. Ad esempio, quello di ammalarsi per meno di otto giorni: al momento, infatti, se la malattia non dura tanto, i primi tre giorni non vengono retribuiti.

«È un rinnovo importante perché i numeri sono ampi – ha commentato Francesca Seghezzi, della segreteria Cgil di Lecco -. Parliamo, per il Lecchese, di 5/6mila addetti; del resto, in Italia il nostro è uno dei territori con la più alta presenza nel comparto artigiano meccanico. Il Contratto nazionale è quello che ridistribuisce il reddito e mette in tasca ai lavoratori un aumento salariale».

Del resto, sugli stipendi pesa ancora la difficile congiuntura vissuta dall’economia negli anni scorsi. «In questi dieci anni la crisi è passata e ha attraversato il settore metalmeccanico e artigiano in maniera molto pesante. Sentiamo ancora, sul territorio, strascichi di queste difficoltà: le aziende che non sono state in grado di aggiornarsi stanno pagando molto duramente. Il contratto è un modo per provare a rialzare i livelli salariali dei lavoratori».

Non è sempre facile, però, avere un confronto con i dipendenti delle imprese artigiane. «È ancora difficile per i sindacati entrare nelle piccole aziende, che sono culturalmente complicate da sindacalizzare. Parliamo di realtà artigiane, per cui i numeri sono abbastanza ristretti e sul territorio ce ne sono veramente tante, cosa che rende complicato raggiungere tutti i lavoratori», ha concluso Seghezzi.

A illustrare i contenuti principali della piattaforma è stato invece Giancarlo Lupinu, dello Sportello artigiani della Cgil. In primo luogo, si chiede l’applicazione di un aumento salariale con la percentuale massima prevista, pari all’8%. Questo aumento dovrà decorrere dallo scorso 1 gennaio e restare in vigore fino a tutto il 2022. A questo ritocco dovrà essere affiancato un riconoscimento economico una tantum per compensare il 2019, essendo il contratto scaduto nel 2018.

Ammonta all’8% anche l’aumento richiesto per quanto riguarda l’indennità di e reperibilità, mentre sul piatto è stata messa nuovamente la necessità di azzerare la “franchigia” di tre giorni alle assenze per malattia, perché anche le assenze inferiori agli otto giorni consecutivi vengano retribuite (cosa che ora non accade).

Tra gli elementi della piattaforma anche i congedi per maternità e paternità: si chiede che l’azienda integri quanto riconosciuto dall’Inps al genitore perché, specie nel periodo della facoltativa, possa percepire una retribuzione piena.

In discussione anche il welfare, che con le imprese artigiane non si riesce a contrattualizzare a livello aziendale. Si propone quindi una implementazione con la possibilità di realizzarle di livello regionale, prevedendo un elemento economico perequativo di 250 euro per i dipendenti che non possano usufruirne.


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